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Il Diamante Hope

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Diamanti da investimento

Nel dicembre del 1988, un team del Gemological Institute of America visitò il Museo Smithsonian, a Washington, per esaminare una grande pietra blu usando le tecniche odierne. 

Questa gemma era il Diamante Hope. 

Gli esperti lo classificarono come diamante di taglio a cuscino, di tipo IIb (contenente boro - circa 0.36 parti per milione), di 45,52 carati e di colore fantasia/fancy blu-grigiastro scuro, con una leggerissima componente viola, impercettibile ad occhio nudo. 

La gemma, montata su un ciondolo circondato da 16 diamanti bianchi, mostrava alcuni segni di usura. 

Essa non esibiva alcuna fluorescenza, ma ha una notevole fosforescenza rossa che durava per diversi secondi dopo l'esposizione alla luce ultravioletta a onde corte. 

La sua purezza era leggermente influenzata da una grana biancastra, peraltro comune ai diamanti blu. 

Si pensa che sia originaria delle miniere Kollur nel Regno di Golconda (Oggi Telangana/Andhra Pradesh in India). 

La prima testimonianza del Diamante Hope si trova - forse - tra i documenti di Jean-Baptiste Tavernier. 

Nel 1668, il mercante-viaggiatore francese vendette una grande pietra di "un beau violet" (un bel viola), chiamata Diamant Bleu de la Couronne (Diamante blu de la corona), di 112 3/16 carati (antichi), al re Sole, Luigi XIV di Francia. 

Nel 1673, essa fu sfaccettata dal gioielliere di corte, Sieur Pitau, in una gemma da 67,13 carati. 

Il Diamant Bleu passò poi a Luigi XV e quindi a Luigi XVI, ma durante la rivoluzione francese, nel settembre del 1792, fu rubato e scomparve completamente per alcuni anni. 

Nel 1812, un diamante blu intenso del peso di 177 grani (4 grani = 1 carato) apparve tra i possedimenti di un commerciante londinese di nome Daniel Eliason. 

Forti prove indicano questa potesse essere la stessa pietra conosciuta oggi come Hope Diamond. 

Il successivo proprietario fu Henry Philip Hope (da cui il diamante prende il nome attuale). Il grande cristallo blu venne descritto in una sua collezione del 1839. 

Sfortunatamente, il catalogo non rivela dove o da chi il banchiere, di origine olandese e che non ebbe figli, avesse acquistato il diamante o quanto l’avesse pagato. 

Sembra che la pietra fosse stata messa sul mercato dai famigliari di re Giorgio IV, per pagare gli ingenti debiti, dopo la sua morte, nel 1830. 

La gemma rimase in Casa Hope fino al 1901, quando Lord Francis, lontano parente/discendente di Henry Philip, decise di disfarsi della gemma blu. 

Da lì in poi, il piccolo tesoro fu acquistato e poi rivenduto da vari proprietari del vecchio e nuovo continente, fino a che, nel 1909, Pierre Cartier, suo ultimo acquirente, ne ridisegnò i gioielli di contorno (un copricapo, poi un ciondolo). 

Le novelle creazioni erano destinate alla futura proprietaria, Evalyn Walsh McLean (figlia dell’immigrato irlandese Thomas Walsh, diventato multimilionario dopo aver scoperto un giacimento d’oro in Colorado-USA), che mantenne il possesso della gemma dal 1910 al 1947 (o’49). 

Harry Winston, ottenne eventualmente la pietra dalla ricca signora, ma la donò pochi anni dopo, nel 1958, allo Smithsonian (Washington – USA), dove si trova tuttora e dove viene ammirata da circa sei milioni di visitatori ogni anno. 

Si dice che il suo gesto inusuale volesse enfatizzare il trionfo della speranza sull'esperienza, oppure semplicemente evitare la maledizione della pietra. 

Curiosamente, dopo averla comprata, il famoso gioielliere di New York la spedì al Museo attraverso una semplice raccomandata ordinaria. 

Da allora, l'Hope ha lasciato lo Smithsonian solo quattro volte: nel 1962 fu esposto al Louvre di Parigi; nel 1965, fu parte del Rand Easter Show di Johannesburg in Sud Africa; nel 1984, fu esibito a New York da Harry Winston Inc., per celebrare il 50° anniversario dell'azienda e nel 1996 per essere pulito. 

Secondo alcune stime, l’Hope varrebbe oggi (2022) tra i 200 e i 350 milioni di dollari. 

Si dice che sia maledetto tra i proprietari, presunte vittime del suo influsso malefico troviamo: Tavernier (forse ucciso da un branco di cani selvaggi, o da una severissima febbre all’età di 84 anni), Luigi XVI e Maria Antonietta (decapitati), Jehver Agha (impiccato), Il principe Ivan Kanitovski (ucciso nella rivoluzione russa), Evalyn Walsh McLean (perse la sua fortuna) e infine il postino che recapitò la busta contenente al pietra allo Smithsonian. 

Dopo l’importante consegna della gemma, non solo la sua casa andò in fiamme, ma si ruppe anche sia la testa che una gamba.


Fonti: gia.edu, smithsonianmag.com, nhminsci.blogspot.com, telegraph.co.uk, wikipedia, pbs.org, langantiques.com

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