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Il Diamante Koh-I-Noor

Diamanti da investimento

Il Koh-i-Noor (dal persiano کوه نور‎, "Kūh-e Nūr", lett. "Montagna di luce"), è un celebre diamante bianco che è stato, per secoli, considerato come il più grande al mondo. 

Secondo una leggenda questa pietra potrebbe essere il leggendario Syamantaka Mani, una mitologica gemma associata al Signore Krishna che risalirebbe a 5000 anni fa (oggi si pensa che forse era uno zaffiro). 

Il grosso cristallo sia venne probabilmente estratto nel XIII secolo, nell’area che nei secoli successivi venne conosciuta come la miniera Kollur, nel Regno di Golconda

Si narra che era appartenuto a Duwa Khan, sovrano del Kanato Chaghatai (una delle quattro partizioni in cui era stato suddiviso dell’impero mongolo). 

Duwa fu sconfitto e costretto a cederla, alla fine del 1200, ad Alauddin Khilji. 

La prima testimonianza scritta del Koh-i-Noor apparve nel Bāburnāma, opera scritta in turki, contenente le memorie di Ẓahīr ud-Dīn Muḥammad Bābur (1483–1530). 

Bābur, discendente sia di Tamerlano che di Genghis Khan, fondatore dell'Impero Mongolo. 

Grazie alle sue doti politiche e militari, egli aveva ottenuto la pietra come bottino di guerra nel 1526 sconfiggendo il Sultano di Delhi. 

La gemma venne quindi ribattezata il Diamante di Bābur e, nel corso dei secoli, passò nelle mani di innumerevoli sovrani tra i quali Humāyūn, figlio di Bābur, il persiano Shāh Ṭahmasp e suo nipote, Shāh Jahān (colui che fece costruire il Taj Mahal). 

Shah Jahan fece anche costruire un elaborato trono d'oro ingioiellato, chiamato il Trono del Pavone, incrostato di innumerevoli diamanti, rubini, smeraldi e perle. 

Due pavoni d'oro adornavano il trono; ad impreziosirlo c’erano anche il Koh-i-Noor e il Diamante Akbar Shah. 

Fu il primogenito di Jahan, Aurangzeb, che lo fece sfaccettare per primo. 

Il lavoro fu fatto all'artigiano veneziano Hortensio Borgia che ne diminuì (e fu quasi giustiziato per questo) il peso da 793 a 186 carati. 

La pietra si spostò eventualmente nell’attuale Afganistan, poi nel Punjab, in mano ai Sikh, fino al 1849, quando l'India fu annessa all'Impero britannico con il trattato di Lahore. 

Il documento esigeva anche la consegna del diamante alla corona britannica. 

Il viaggio del Koh-i-Noor sulla Medea, nave capitanata dal capitano Ramsey, fu travagliato, ma la gemma giunse a Londra. 

Il 3 luglio, nel 250° anniversario della Compagnia delle Indie Orientali, il grosso diamante fu presentato alla Regina Vittoria, imperatrice dell'India sin dal 1847, a Buckingham Palace. 

Essa fu tagliata nuovamente (dopo averlo visto alla mostra del 1851, nella capitale inglese, era stato ribattezzato Montagna di Buio, a causa della sua scarsa brillantezza) dal gioielliere reale Robert Garrand e dagli esperti olandesi Voorsanger e Fedder di Amsterdam. 

I tre mastri lapidari impiegarono trentotto giorni per il taglio, lavorando dodici ore al giorno senza interruzioni al costo di £ 8000 e fu completamente terminato il 7 settembre. 

Venne ridotto a 106 carati e ha un valore di £ 100.000. 

Ne risultò un diamante più brillante. 

Esso giunse al suo posto attuale nel 1937, indossato dalla Regina Madre, Elisabetta e fece la sua ultima apparizione pubblica nel 2002. 

La gemma è stata più volte contesa per vie legali sia dal Pakistan che dall’India. 

Si dice che sia una pietra maledetta: una leggenda narra che se a possedere la gemma è un uomo, egli potrà diventare il sovrano del mondo, ma soffrirà di una grande sfortuna, mentre se a possederlo è una donna, questa sarà e rimarrà fortunata. 

Il Koh-i-Noor è oggi conservato nel museo della Torre di Londra, incastonato al centro della croce maltese della corona di Elizabeth Bowes-Lyon. 

Il suo valore è inestimabile.

Articolo di: Dario Marchiori

Fonti: myindiamyglory.com, koh-i-noor.it, passoinindia.wordpress.com, worldhistory.org, interviewmania.com, greelane.com, historyofyesterday.com, jstor.org, Koh-i-Noor: Empire, Diamonds, and the Performance of British Material Culture di Danielle C. Kinsey

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