Le Dodici Gemme dell'Antico Testamento: Parte 3 | Diamanti, pietre preziose e gemmologia | Diamtrader.net

Le Dodici Gemme dell'Antico Testamento: Parte 3

Le Dodici Gemme dell'Antico Testamento: Parte 3

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Gemme e pietre preziose


Esistono varie teorie su come le pietre portafortuna siano state associate a determinati mesi di nascita. 

Uno dei primi collegamenti tra questi due elementi si trova nella Bibbia. 

Il Libro dell'Esodo (dal greco antico: Ἔξοδος/Esodos, che si rifà all’ebraico: שְׁמוֹת Šəmōṯ, che sta per "Nomi") è considerato il secondo volume della Bibbia moderna (ed anche della Torah) e si pensa risalga al XIII-XVI secolo a.C. 

Esso racconta la storia del periodo nel quale gli israeliti lasciarono la schiavitù d’Egitto guidati dalla fede in Yahweh. 

Nel suo testo si trovano indicazioni di come gli Israeliti abbiano portato con sé alcune gemme (Libro dell'Esodo, III, 22; XII, 35-36). 

Stabilitisi nella Nuova Terra d'Israele, essi ottennero altre pietre preziose dai mercanti che viaggiavano sia verso la Babilonia, la Persia, l'Egitto che attraverso i porti commerciali di Saba, Raamah o Tiro (Libro di Ezechiele, XXVII, 22). 

Si narra anche che la regina di Saba/Shiba (Libro dei Re10:1), probabilmente originaria della Penisola Araba, fece un viaggio specifico per visitare il re Salomone, e vedere di persona se era saggio come aveva sentito, portando in dono, per l’occasione, pietre preziose, oro e spezie. 

Tra le più rilevanti menzioni alle gemme risalta quella relativa al pettorale del Sommo Sacerdote d'Israele (Libro dell'Esodo, XXVIII, 17-20; XXXIX, 10-13), ma vanno altresì ricordate quelle relative al tesoro del re di Tiro (Libro di Ezechiele, XXVIII, 13) e quelle riguardanti la Nuova Gerusalemme (Libro di Tobia, XIII, 16-17, nel testo greco, e più completamente, Libro dell'Apocalisse, XXI, 18-21 come le dodici pietre preziose come Pietre della Fondazione, della Città Celeste o Nuova Gerusalemme). 

Eccone un breve estratto di quest’ultima:

“Le fondamenta delle mura della città Nuova Gerusalemme erano adornate di ogni pietra preziosa. Il primo fondamento era diaspro; il secondo, zaffiro; il terzo, calcedonio; il quarto, smeraldo; il quinto, sardonice;' il sesto, sardo; il settimo, crisolito; l'ottavo, berillo; il nono, topazio; il decimo crisoprasio; l'undicesimo, giacinto; il dodicesimo, ametista”

Particolarmente importanti sono le dodici pietre del pettorale del Gran Sacerdote, Aronne, fratello di Mosè, e le due pietre degli ornamenti delle sue spalle. Esse erano considerate dagli ebrei le più preziose. 

Nel Libro di Ezechiele, (XXVIII, 13) e in quello dell'Apocalisse (XXI, 18-21), queste gemme vengono collegate alle Dodici Tribù di Israele. 

La trascrizione più antica dei Sacri Testi, ancora in esistenza, è il Septuagint /LXX, (abbreviazione dal greco koine, ἡ μετάφρασις τῶν ἑβδομήκοντα, la traduzione dei Settanta, che allude verosimilmente al numero di scribi impiegati per l’adempimento di tale mansione poi abbreviata e latinizzata in: Septuaginta) e risale al 280 a.C. 

Essa è quindi certamente di alcuni secoli più recente rispetto alla versione originale in lingua semitica, ma di circa 1000 anni più vecchia di quella Masoretica, che oggi viene presa come base per molte Bibbie moderne. 

Un’altra versione molto importante ai fini dell’interpretazione degli scritti originali, oggi scomparsi, è quella chiamata Vulgata, una versione latina attribuita a Girolamo (Eusebius Sophronius Hieronymus), compilata tra il 390 ed il 405 d.C. e la base ufficiale per le Bibbie della Chiesa Cattolica. 

Al tempo della traduzione in greco, le pietre a cui si riferivano i nomi originali non poterono più essere identificate con sicurezza. 

I termini utilizzati sono verosimilmente delle interpretazioni approssimative. 

In tutti i casi non è possibile presumere quale grado di veridicità la nomenclatura posteriore abbia mantenuto. 

Queste alle pietre preziose scelte vennero attribuiti straordinari poteri. 

Esse sono certamente collegate alle pietre natali portafortuna di oggi ed hanno mantenuto nel corso dei secoli un altissimo valore simbolico. 

Le 12 gemme del pettorale di Aronne o del Gran Sacerdote, quelle meglio descritte nella bibbia, erano disposte su quattro file di tre gemme ciascuna, fissate in montature con una filigrana d'oro. 

Ognuna di esse era associata ad uno dei figli d'Israele, il cui nome era legato ad una delle 12 tribù ed era inciso come un sigillo. 

I nomi delle pietre preziose all'epoca in cui fu scritta la Bibbia erano basati sulle loro qualità esteriori (l’aspetto cromatico in primis), piuttosto che sulla composizione chimica o minerale ed erano estremamente imprecisi. 

Ad esempio, il Carbuncolo si riferiva a minerali rossi, in particolare i granati, ma poteva essere usato anche per lo spinello o il rubino. 

Alabastro indicava pietre morbide di colore chiaro che potevano essere intagliate (spesso calcite o gesso, ma a volte anche per qualsiasi altra roccia bianca o biancastra non troppo dura). 

Crisolite era qualsiasi gemma verde, diversa dallo smeraldo, che avrebbe potuto essere identificata con peridoto, topazio, zircone, tormalina o apatite. 

Il Giacinto di solito si riferiva essere zircone giallo, ma anche questo non è del tutto certo. 

Nel corso dei secoli, i nomi alcuni minerali sono stati associati a pietre completamente diverse. 

Per esempio, si diceva che la pietra conosciuta come "Zaffiro" nell'ebraico originale contenesse granelli d'oro. 

Oggi si ritiene che questa gemma potesse essere il lapislazzulo/1 poiché le macchie d'oro dovrebbero in realtà essere semplice pirite di ferro. 

La nomenclatura originale subì numerose variazioni e probabilmente nei secoli si stabilizzò nella versione conosciuta al tempo presente. 

In questo tragitto vi furono vari passaggi intermedi. 

Per esempio, apparentemente, sembra che sia stato lo storico Giuseppe Flavio (Titus Flavius Josephus o Yōsēf ben Mattīṯyāhū, primo storico romano-ebreo, c. 37 – c. 100), nel I secolo d.C., a collegare le 12 pietre della corazza di Aronne con segni astrologici. 

Contemporaneamente Plinio il Vecchio (Gaius Plinius Secundus, 23 - 79 d.C.) apportò un notevole contributo alla traslitterazione di nozioni di stampo ellenico in latino attraverso il suo lavoro enciclopedico, l’Historia Naturalis, pubblicata nel 77 d.C. 

L’autore romano registrò tutto ciò che si sapeva delle pietre preziose al suo tempo. 

Tali conoscenze perdurarono per tutto il Medioevo, spesso con poche variazioni. 

La grande novità giunse dall’assimilazione di concetti antichi e pagani nelle dilaganti religioni del nuovo millennio: il cristianesimo prima, l’Islam poi. 

In Europa, dall'XI secolo fino al Rinascimento, apparvero numerosi trattati medici che esaltavano le virtù delle pietre preziose e semipreziose nella cura di alcuni disturbi. 

Tipicamente queste pietre venivano usate insieme ai rimedi erboristici, medicine più o meno tradizionali, più o meno basate su studi standardizzati e talora unite ad una ritualistica di stampo religioso. 

A testimonianza di ciò vi sono, per esempio, gli scritti di Hildegard von Binghen, Arnoldus Saxo e John Mandeville. 

Ci sono anche riferimenti a pietre con particolari qualità di resistenza o protezione. 

Citando un esempio di superstizioni del tempo si narra (dall’opera di G. Kunz, The curious lore of precious stones, del 1913) che nel 1232 Hubert de Burgh, Conte di Kent (1170 –1243) prima reggente e capo della giustizia sotto Enrico III d’Inghilterra, poi suo prigioniero con l’accusa di tradimento, fosse stato accusato di aver sottratto una gemma dal tesoro del re. 

Sembra che la sua azione fosse stata dettata dalla convinzione che la pietra avrebbe reso invincibile chi la indossava. 

Non la rubò per sé stesso, ma per consegnarla a Llewellyn, re del Galles e nemico di Enrico, del quale si voleva vendicare. 

Sempre nel Medioevo, alcuni credevano che le pietre preziose fossero state corrotte dal peccato originale di Adamo, altri che potessero essere abitate da demoni o, altri ancora, che se esse venivano maneggiate da un peccatore, le loro virtù miracolose sarebbero scomparse. 

Forse proprio da questa superstizione nacque l’esigenza di consacrare alcune gemme prima di indossarle. 

La relazione fra gemme e religione (soprattutto quella cristiana) è da sempre contraddittoria. 

Il valore esoterico di smeraldi, corniole, agate ecc. è da secoli osteggiato sia dal mondo scientifico che da quello della Chiesa. 

Questo valore è stato vissuto in maniera meno conflittuale nei culti spirituali orientali. 

All’interno del Cattolicesimo non c’è una posizione nota a riguardo. 

La funzione delle pietre preziose non è mai stata formalizzata ufficialmente, ma la loro presenza ha accompagnato comunque la vita quotidiana di molti fedeli. 

La versione di Re Giacomo della Bibbia, del 1611, contiene ben 1.704 riferimenti alle pietre preziose. 

Questa convivenza è andata avanti nei tempi, con caratteristiche generali e particolari legate ad ogni epoca o luogo. 

Non fu forse fino al 17° secolo che venne suggerito di indossare una pietra preziosa a seconda del proprio mese di nascita? 

Fino a quel momento le 12 gemme non avevano posizioni fisse nei vari calendari. 

La combinazione odierna (ancora largamente in uso oggi) giunse nel 1912, quando con l’affermarsi della gemmologia (il primo istituto, ossia l’antenato dell’odierna Associazione Gemmologica Britannica fu fondata nel 1908), l'American National Jewelers' Association compilò l’elenco ufficiale delle pietre natali. 

Nel 1937, la National Association of Goldsmiths britannica creò un proprio elenco standardizzato di pietre portafortuna. 

Con alcuni emendamenti successivi, inclusa l'aggiunta della tanzanite nel 2002 e dello spinello nel 2016, si è giunti all'elenco attuale. 

Tutti questi passaggi trovano (almeno in parte) le loro radici in quelle antiche 12 pietre incastonate nel Pettorale del Gran Sacerdote. 

Gli studi attuali suggeriscono che potrebbero essere Corniola, Peridoto e Smeraldo (1a fila), Granato, Lapislazzulo/i e Quarzo (2a fila), Zircone giallo, Agata e Ametista (3a fila), Citrino, Onice e Diaspro verde (4a fila).

Prima fila

L’ordine viene considerato da destra sinistra (al contrario della scrittura latina) in considerazione della scrittura ebraica che fluisce in tale maniera.

Odem (אֹדֶם, nel testo masoretico) / Sardius (nel Septuagint)/ Sardius nel Vulgata

Pit'dah (פִּטְדָה nel testo masoretico) / Topazios (nel Septuagint)/ Topazius nel Vulgata

Bareḳet (בָּרֶקֶת nel testo masoretico, cfr. בָּרְקַת) / Smaragdos (nel Septuagint)/ Smaragdus nel Vulgata

1. La corniola: (1a fila), (talora tradotta con sardonice): la prima pietra della prima fila del Pettorale, rappresentante la tribù di Reuben. 

Reuben, il capostipite di questa tribù e primogenito di Giacobbe, viene descritto come volubile. 

Fu condannato per aver avuto rapporti sessuali con la moglie di suo padre Bilhah. 

Il colore rosso rappresenta la vergogna che provò Ruben quando ammise il suo misfatto. 

Questa gemma appare anche come prima tra le pietre del re di Tiro (Ezechiele, xxviii, 13) e la sesta prima pietra della città celeste (Apocalisse o Rivelazione, XXI, 19). 

La corniola veniva apprezzata come un rimedio contro il sanguinamento ed era comune nei gioielli appartenenti agli antichi Egiziani, Babilonesi e Assiri. 

Un'altra proprietà ad essa attribuita era quella di prevenire le disgrazie.

2. Peridoto: la seconda pietra della prima fila del Pettorale rappresentante la tribù di Simeon. 

Simeon, secondo figlio di Giacobbe (alcuni studiosi pensano che quella di Simeon non fosse originariamente considerata una tribù distinta).

Simeone e suo fratello Levi si macchiarono di un grave peccato avendo ucciso per vendetta gli abitanti di una città. 

Simeon, peccò anche con le figlie di Moab e di Madian, facendo impallidire i loro volti, che assunsero la sfumatura verdastra della vergogna. 

La gemma assegnata a questa tribù era il topazios. 

Tuttavia oggi si sa che, in epoca classica, topazios si riferiva all'isola di Topazos (oggi conosciuta come Zabargad, nel Mar Rosso), nella quale veniva estratto un particolare minerale giallo-verde, il peridoto. 

Questa gemma compare anche in tutti e tre gli importanti riferimenti biblici alle pietre preziose, dove generalmente simboleggia amicizia e felicità.

3. Il Berillo (smeraldo): la terza pietra della prima fila del Pettorale (ma non tutte le versioni della Bibbia sono d’accordo su questa posizione), rappresentante la tribù di Levi. 

La tribù di Levi si dedicò a trasmettere gli insegnamenti di Dio ai confratelli. 

Non è a tutt’oggi chiara la natura della pietra assegnata. 

Dalle analisi storiche moderne non è accertato se essa si riferisse al diaspro (una forma di calcedonio) oppure al berillo moderno. 

Il termine greco potrebbe applicarsi a diverse gemme verdi. 

Lo smeraldo (berillo verde) esisteva localmente in Egitto. 

Oggetti in smeraldo sono noti fin dalla XII dinastia, 1900 a.C., durante l'età del bronzo anche se questi smeraldi erano reperti casuali e non vennero estratti attivamente fino al periodo tolemaico. 

Cleopatra, regina d’Egitto e, appunto, l'ultima dei Tolomei, era famosa per la sua passione per gli smeraldi. 

Alla stessa specie minerale (berillo) appartengono, oltre che lo smeraldo, anche l’acquamarina/azzurra, la morganite/rosa, l’eliodoro/giallo, la gosenite/incolore ecc.. 

La varietà viene determinata dalla colorazione e dalla tonalità peculiare di ciascuna gemma, aspetto che deriva da differenti oligoelementi nella pietra. 

Secondo alcuni studiosi, lo smeraldo (o la pietra verde così chiamata) veniva impiegato anche per pratiche mistiche e cabalistiche. 

Si dice che protegga dai pericoli, porti buona sorte ed eterna giovinezza. 

A livello fisico, esso aiuta con le afflizioni dell’apparato cardiaco, del fegato e della colonna vertebrale. 

Era considerato utile anche nella guarigione rapida da danni alla testa, per preservare o ripristinare la vista. 

Era simbolo di immortalità e incorruttibilità. 

Questa gemma viene anche citata come ottava pietra della Fondazione della Nuova Gerusalemme

Seconda fila

Nofekh (נֹפֶךְ = nel testo masoretico) / Anthrax (nel Septuagint)/ Carbunculus nel Vulgata

Sapir (סַפִּיר = nel testo masoretico) / Sapphiros (nel Septuagint)/ Sapphirus nel Vulgata

Yahalom (יָהֲלֹם = nel testo masoretico) / Iaspis (ἴασπις nel Septuagint)/ (Unguis) Adamantinus nel Vulgata

4. Granato: (2a fila), la prima pietra della seconda fila del Pettorale, rappresentante la tribù di Judah. 

Giuda era il quarto dei sei figli di Giacobbe e Lia. 

Per estensione, è indirettamente l'eponimo del Regno di Giuda, la terra di Giudea, e la parola Jew-Jewish (ebreo) in inglese. 

Secondo la narrazione della Genesi, Giuda insieme a Tamar è discende direttamente della linea di Davide. 

La gemma assegnata a questa tribù è stata identificata come il granato (piropo o almandino) e compare anche nel tesoro del re di Tiro. 

È di un colore rosso brillante e tenerla al sole la fa sembrare carbone acceso. Si credeva che la sua tinta arancione-rossastra regalasse una seconda vista.

5. Lapislazzulo/i: la seconda pietra della seconda fila del Pettorale rappresentante la tribù di Dan. 

Dan era il primo dei due figli di Giacobbe e Bilha. 

Le strisce all'interno del leshem sembrano alludere alla condotta "arretrata" della tribù legata a questa gemma (plasmare un'immagine idolatra come nei riti pagani antichi). 

Il granato era anche la sesta pietra della Fondazione della Nuova Gerusalemme. 

La tradizione gli attribuisce il potere di promuovere costanza, verità e comportamenti virtuosi.

6. Quarzo (Diamante): la terza pietra della seconda fila del Pettorale rappresentante la tribù di Nephtali/ Neftali. 

Nephtali era il secondo ed ultimo dei due figli di Giacobbe e Bilha ed il sesto di Giacobbe. 

Neftali non diede ai suoi figli alcun comandamento se non quello di essere timorati di Dio e di servirlo e seguirlo, inoltre li esortò a non unirsi ai figli di Giuseppe ma a quelli di Levi e di Giuda. 

A questa tribù venne affidato lo Yahalom. 

In alcuni testi questo termine veniva tradotto come turchese. 

Esso era comunemente trasportato dai membri della cavalleria. 

La vicinanza tra il cavaliere e il suo cavallo era associata al nome Neftali, che in ebraico significa collegamento. 

Questa gemma simboleggiava la purezza, ed era utilizzata per preservare la pace e prevenire le tempeste.

Terza fila

Lešem (לֶשֶׁם = nel testo masoretico) / Ligurios (nel Septuagint)/ Ligurius/m nel Vulgata

Ševo (שְׁבוֹ = nel testo masoretico) / Acate (nel Septuagint)/ Achates nel Vulgata

Aḥlamah (אַחְלָמָה = nel testo masoretico) / Amethystos (nel Septuagint)/ Amethystus nel Vulgata

7. Zircone giallo: (3a fila), la prima pietra della terza fila del Pettorale rappresentante la tribù di Gad. 

Gad era il primo dei due figli di Giacobbe e Zilpa (il settimo figlio di Giacobbe) e capostipite della tribù israelita omonima. 

Tuttavia alcuni studiosi biblici vedono questo come una post-dizione, un'omonima metafora che fornisce un'eziologia della connessione della tribù con gli altri nella confederazione israelita. 

Il testo del Libro della Genesi implica che il nome di Gad significhi fortuna/fortunato, in ebraico. 

Alcune fonti associano questo gruppo con l’ametista o con il diamante. 

Gad è riconosciuto per la sua completa fede e fiducia in Dio. 

La gemma lesem/ligurios venne inizialmente associata all’ambra, una resina fossile veccia di milioni di anni, successivamente venne accostata allo hyakinthos (giacinto), per molti identificabile come lo zircone. 

Il Ligurium era una mitica gemma (menzionanta per la prima volta da Teofrasto intorno al III secolo a.C.) che si credeva fosse formata dall'urina solidificata della lince (soprattutto un maschio selvatico). 

Fu incluso in quasi tutti i lapidari medievali fino a quando non scomparve gradualmente alla fine del XVII secolo. 

Si credeva che questa gemma proteggesse la mente e il corpo e possedesse la qualità, che spingeva chi la indossava a pensare in modo positivo, impartendo vibrazioni di saggezza, prosperità, autostima e fiducia.

8. Agata: la seconda pietra della terza fila del Pettorale rappresentante la tribù di Asher. 

Asher era il secondo ed ultimo dei due figli di Giacobbe e Zilpa (l'ottavo figlio di Giacobbe) e il fondatore della tribù omonima. 

Sul letto di morte, Giacobbe benedice Asher dicendo che il suo pane sarebbe stato grasso e avrebbe prodotto prelibatezze degne di re. 

La pietra era associata a salute, longevità e ricchezza e talvolta assumeva il colore dell'olio d'oliva, sostanza che si trovava in abbondanza nella terra della tribù di Asher. 

Era una pietra nelle fondamenta del muro di Gerusalemme. 

Si diceva che veniva portata in Palestina da mercanti provenienti da luoghi come Babilonia, Persia, Saba e Reema nelle loro carovane (Ezechiele 27:22). 

Nella mitologia mediorientale, un'aquila collocava un'agata nel suo nido per proteggere i suoi piccoli dal morso di animali velenosi. 

All'agata rossa veniva attribuito il potere di aguzzare la vista. 

A questa pietra furono attribuiti diversi poteri medicinali fino al medioevo. 

Si pensava che questa gemma avesse la proprietà di annullare la tossicità di tutti i veleni e contrastare l'infezione di malattie contagiose; se tenuta in mano o in bocca, si credeva alleviasse la febbre.

9. Ametista: la terza pietra della terza fila del Pettorale rappresentante la tribù di Issachar. 

Issachar era il quinto dei sei figli di Giacobbe e Lea (nono figlio di Giacobbe) e fondatore della tribù omonima. 

L’ametista, la pietra assegnata a questo gruppo, venne enumerata anche tra le ricchezze del re di Tiro ed era la dodicesima e ultima pietra della fondazione della Nuova Gerusalemme. 

Si pensava che prevenisse l'ebbrezza e l'intossicazione da alcolici. 

I bevitori indossavano un amuleto di ametista per questo motivo. 

Questa gemma propiziava, sempre nella credenza del tempo, un amore profondo e puro.

Quarta fila

Taršīš (תַּרְשִׁישִׁ = nel testo masoretico) / Chrysolithos (nel Septuagint)/ Hyacinthus nel Vulgata

Šoham (שֹׁהַם = nel testo masoretico) / Beryllios (nel Septuagint)/ Onyx nel Vulgata

Yāšǝfêh (יָשְׁפֵה = nel testo masoretico) / Iaspis (nel Septuagint/ Jaspis nel Vulgata

10. Citrino o berillo giallo (eliodoro) (4a fila): la prima pietra della quarta fila del Pettorale rappresentante la tribù di Zebelun. 

La tribù di Zabulon si impegnò nel commercio, accumulando grandi ricchezze. 

Di colore giallo arancio, rallegrava il cuore, aiutava le persone a superare la paura del buio, a scacciava il diavolo e a curare le malattie degli occhi.

11. Onice: la seconda pietra della quarta fila del Pettorale rappresentante la tribù di Joseph. 

Le lettere di shoham, la parola ebraica per onice, possono essere riorganizzate per scrivere Hosham/Hashem ("il Nome"), un modo comune di riferirsi a Dio. 

Questo allude al successo di origine divina di Giuseppe nella casa di Potifar. 

Il colore di questa gemma propizia la felicità coniugale.

12. e Diaspro verde: la terza pietra della quarta fila del Pettorale rappresentante la tribù di Benjamin. 

Dopo che Giuseppe fu venduto come schiavo da parte dei suoi fratelli, Benjamin, che in quel momento non era presente, si trovò nel dubbio di rivelare o meno l’accaduto a suo padre, Giacobbe. 

Taluni credono che il dialogo interiore che ne seguì, con tutte le sue incertezze, venisse riflesso e quindi rappresentato nei numerosi colori di diaspro.

Il muro della Nuova Gerusalemme era fatto di diaspro, opaco e disponibile in una vasta gamma di tinte. 

Si credeva che esso donasse coraggio e saggezza.

Dodici gemme si trovano anche nel Deuteronomio 27:7-8. In questo libro, Mosè e gli anziani d'Israele ordinano al popolo di usare pietre grezze per costruire un altare e di "scrivere chiaramente tutte le parole della legge sulle pietre intonacate". 

Esse dovevano servire come promemoria delle leggi di Dio per il popolo e dovevano essere ricordate ogni volta che veniva presentato un sacrificio. 

Tale passaggio precedeva l'attraversamento del Giordano nel peregrinaggio verso “Terra Promessa”.

Proprio come nell'Esodo dall'Egitto, Dio divise il fiume Giordano in modo che le persone potessero attraversarlo in sicurezza. 

Giosuè fece entrare per primi nelle acque i sacerdoti che trasportano l'Arca dell'Alleanza. 

I sacerdoti camminarono in mezzo al fiume tenendo in alto il sacro oggetto. 

Si fermarono quindi in mezzo allo stesso per assicurarsi che tutto il popolo d'Israele potesse fare lo stesso. 

Non appena il popolo aveva guadato il letto momentaneamente secco del corso d’acqua, i sacerdoti ne uscirono e le onde si riversarono nel suo bacino. 

Nel capitolo 4, il Signore parlò a Giosuè dicendogli: "Scegli 12 uomini tra il popolo, un uomo per tribù, e ordina loro: “Prendi 12 pietre da questo luogo in mezzo al Giordano, dove stanno i sacerdoti, portale con te e li deponile nel luogo dove trascorri la notte”.

Le pietre quindi rappresentarono sia le tribù d’Israele che il ricordo dell’avvenuto miracolo. 

Esse rimasero come memento per le future generazioni, affinché esse continuassero ad essere fedeli al loro Dio.


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