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Golconda: Diamanti e Storia (Seconda Parte)

Golconda: Diamanti e Storia (Seconda Parte)

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Lo scintillante Regno di Golconda: Diamanti e Storia

Parte 1: Qual è il giacimento più famoso del mondo? Il nome, il Forte di Golconda, Le origini e la storia di Golconda, Il Regno e la sua ubicazione, fonti e immagini.

Parte 2: L’attività estrattiva, la produzione totale e quella annua, gli esploratori, la geologia

le gemme famose, i diamanti rosa e quelli di altri colori e fatti curiosi, Golconda oggi, fonti e immagini.

Seconda parte

Hyderabad – Nizam Museum

L’attività estrattiva

Nonostante le centinaia di anni di sfruttamento, le riserve di diamanti in India non sono ancora completamente esaurite e da, qualche tempo, anche in questo paese vengono applicati metodi moderni per la prospezione intensiva e l'estrazione mineraria. 

Grazie alle nuove tecnologie sono state individuati, in alcuni dei giacimenti, i depositi primari dai quali probabilmente, milioni di anni fa, vennero rilasciate sulla superficie del pianeta le gemme favolose di Golconda. 

Trasportate da vetusti corsi d’acqua, le gemme vennero lasciate lungo le loro rive o nei loro letti. 

Le popolazioni ancestrali che si stabilirono in quelle zone, col tempo notarono questi piccoli cristalli ai quali attribuirono qualità magiche e per questa ragione iniziarono a raccoglierli.

Le antiche miniere erano concentrate in tre zone del subcontinente:

1. Il bacino del fiume Krishna in Andhra Pradesh (Golconda), il più meridionale tra i depositi conosciuti.

2. La Cintura Panna nel Madhya Pradesh (a nord del paese);

3. La zona di Wajrakarur, distretto di Anantapur (a est);

Nel XVII secolo, un periodo di punta dell'industria dei diamanti di Golconda, la regione conteneva 38 miniere (delle quali la miniera di Kollur era la più popolare), con 66.000 persone che lavoravano per volta in ogni miniera. 

Dette miniere producevano complessivamente circa 12.000.000 di carati (2,4 t). 

Oltre alla estrazione e alla vendita dei diamanti, la regione divenne nota anche per commerciare articoli in metallo, perle, spezie e tessuti (Chintz). 

Un rapporto del 2015, stima che il potenziale estrattivo totale nel paese ammonta a 31.836.091 carati con 756.765 carati di grado gemma, 840.823 carati di grado industriale e 30.238.503 carati di grado non classificato. 

Tra queste riserve, l’ex regno di Golconda, però, non è quella che ne possiede il quantitativo maggiore, è il Madhya Pradesh a possedere tale primato, con il 90,17%, o 28.709.136 carati del totale, seguito dall'Andhra Pradesh (ex Golconda) ha il 5,73%, 0 1.822.955 carati e, infine, dal Chhattisgarh con il 4,10%, o 1.304.000 carati, secondo il rapporto sull'inventario dell'Indian Bureau of Mines (IBM).

La capacità mineraria dell'NMDC nella regione è attualmente di 84.000 carati all'anno. 

Panna è l'unica miniera del paese, con i suoi 75 ettari, a disporre di miniere meccanizzate. 

Tuttavia, i giacimenti minori di Panna sono di superficie e utilizzano tecniche e strumenti per lo più manuali/tradizionali. 

Così come avveniva centinaia di anni or sono il recupero dei diamanti in depositi a cielo aperto prevede quattro fasi: uno scavo iniziale, la raccolta di terreno misto a piccole pietre, la lavorazione di questo composto con molta acqua e il recupero manuale dei diamanti da quel miscuglio di piccole pietre. 

Le conoscenze acquisite in questi ultimi decenni possono essere confrontate con quelle che provengono dal passato. 

Cenni storici sull’esistenza dei diamanti figurano in molteplici testi di grande rilevanza letteraria: dall'epica indiana Mahabharata ai Purana indù oltre che dagli scritti di Kautilya (IV secolo a.C.), Plinio (I secolo d.C.), Tolomeo (II secolo d.C.), Buddhabhatta (prima del VI secolo d.C.), Varahamihira (VI secolo d.C.) e altri. 

Il più vecchio di tutti questi trattati è l'Arthaśāstra. 

In esso, il suo autore, Kautilya, indica l’area di raccolta dei diamanti con il nome di Sabharastra (identificata come l’odierna Vidarbha, in Maharashtra). 

In tale trattato, però, non si fa menzione delle zone intorno ai fiumi Krishna e Penna (o Pennar/Penner, circa 200 km a sud del Krishna) nel Deccan meridionale. 

Questa mancanza di documentazione farebbe pensare che tale zona, tanto famosa, sia una scoperta relativamente recente (negli ultimi mille anni). 

Alcuni studiosi, però, sostengono invece che lo sviluppo della zona produttiva risalga a tempi remoti. 

A prova di questa ipotesi vengono citati dei trapani diamantati a doppia punta che furono usati per la prima volta nella regione del fiume Krishna. 

Della lunga storia di Kollur fa forse menzione un trattato del VI secolo d.C., il Brhat Samhita, che parla delle miniere di diamanti Matanga, forse parte del futuro Regno di Golconda. 

Il testo riporta anche l’esistenza dei giacimenti di Varahamihira, nei pressi del fiume Vena (moderno Wainganga, Maharashtra). 

Il giacimento di Kollur fu indiscutibilmente il nome più altisonante tra le miniere Golconda, tuttavia certamente non il più antico. 

Tale nozione viene corroborata dai dettagliati giornali di viaggio dell’esploratore Afanasy Nikitin (1400-1472/4), il primo russo a registrare le sue esperienze in India. 

Egli registrò, tra i sui appunti di viaggio, che i giacimenti di Kullur, al tempo della sua visita, tra il 1469 ed il 1472 erano considerati nuovi. 

Interessanti anche i suoi commenti sul rapporto delle gemme provenienti dai diversi giacimenti: “A Raichur producono diamanti dalle miniere vecchie e nuove e vendono una pochka (una misura russa di peso per i diamanti, NDR) di diamanti buoni per 5 rubli e molto buoni per 10 rubli; una pochka di nuovi diamanti viene venduta per 5 kani, una di colore nerastro per da 4 a 6 kani e un diamante bianco per un tenka... 

I diamanti delle vecchie miniere erano molto più preziosi di quelli delle nuove miniere (le famose miniere del campo di Kollar) e la città principale della regione era Golconda.” 

Raichur, nel Karnataka a pochi Km dalle rive del fiume Krishna, era situata a 300-400 km ad ovest di Kollur-Guntur.

Testimonianza sulla produzione di Kollur giungono anche due secoli più tardi, tramite gli almanacchi della Compagnia (inglese) delle Indie Orientali. 

In essi, i mercanti di diamanti chiariscono che Kollur (indicata come Coulour, Quolure o Kulluru sulle vecchie mappe) era ancora pienamente operativa, intorno al 1619 circa.

Fu soprattutto durante i regni di Qutb Shahi (1565–1612) di Golconda e di Adil Shahi di Bijapur (1489-1686) che l'industria mineraria, del taglio e della lucidatura dei diamanti, ebbe il suo periodo d’oro. 

Essa crebbe tanto che nel XVII secolo d.C. poteva contare su be 38 depositi, 23 delle quali erano sotto Golconda. 

La produzione di diamanti iniziò a scemare proprio quando Golconda venne assorbita dai Mughal, nel 1687. 

Già da metà del XVII secolo, il suo nome comunque acquistò rilevanza in Inghilterra, soprattutto grazie alla Compagnia delle Indie Orientali, e, da allora, anche al di fuori dei confini britannici continuò a risuonare come un luogo quasi mitico. 

Il suo centro principale, Hyderabad, funse per secoli da snodo commerciale, non solo per i diamanti, ma anche per altri prodotti. 

Per esempio, fino al XIX secolo la metropoli era soprannominata la "Città delle Perle" per il fiorente mercato delle stesse. 

Perle e diamanti sono da molti considerati come Regine e Re di tutte le gemme

Furono anche alcuni avventurieri francesi, quali Bernier e Tavernier, a promuovere il sapore esotico di questa regione con i loro scritti. 

Il nome non smise di riecheggiare nel mondo dei preziosi anche dopo il 1720/30 quando l'importanza dei diamanti indiani, ormai scarsi a causa dell’esaurimento dei giacimenti, iniziò a scemare. 

Alla decisa diminuzione di pietre raccolte in India, corrispose la quasi contemporanea scoperta dei depositi del Brasile. 

Molte delle pietre del paese sudamericano furono a longo fatte passare per indiane, vista la differenza di tradizione, di prestigio, e quindi del valore aggregato. 

Data l’unicità del luogo furono molteplici gli esploratori che lo visitarono. 

Essi contribuirono, con i loro testi, a diffondere la conoscenza dello stesso. 

Addirittura possiamo dire che le nozioni contenute in questi testi, più mono dettagliate delle caratteristiche legate alla lavorazione ed al commercio dei diamanti nel corso dei secoli, sono giunte sino al tempo presente. 

Per esempio, si sa che approssimativamente 30.000 persone lavoravano nelle miniere di Masulipatnam nei primi del ‘600. 

Questo dato si evince dalle opere di William Methold che visitò la zona tra il 1618 e il 1622. 

Tale forza lavoro era inferiore a quella impiegata a Kollur. Stando alle parole di Tavernier, nel distretto di Guntur, ben 60.000 minatori erano impiegati sulle rive del fiume Krishna al tempo dei suoi viaggi. 

Il mercante-viaggiatore francese fornì anche l'itinerario utilizzato per raggiungere le miniere. 

Il percorso iniziava a Golconda e continuava fino al suo porto principale, Masulipatnam, sulla costa di Coromandel. 

La forza lavoro spesso includeva anche donne e bambini di tutte le età. 

Kollur, a quel tempo, aveva una popolazione di circa 100.000 abitanti, molti dei quali dediti all’estrazione o alla lavorazione delle gemme. 

L’area di recupero dei diamanti si estese con il passare degli anni: una zona molto produttiva, più a ovest, divenne parte del Regno di Golconda nel 1565. 

Questa annessione avvenne dopo un conflitto cruciale per la regione, la Battaglia di Talikota che portò allo smembramento dell'impero Vijayanagar. 

A seguito di questo scontro, nel quale vennero impiegati centinaia di migliaia di soldati e molti elefanti, si consumò anche un'ultima penetrazione musulmana nell'India meridionale che durò fino alla fine del XVIII secolo. 

Considerando l’estensione di Golconda non tutti i viaggiatori - soprattutto quelli che provenivano da lontano e si fermavano nella regione per un periodo limitato, - avevano la possibilità o la voglia di visitare tutti i giacimenti. 

Per questo motivo, autori diversi riportano informazioni riguardanti zone distinte del vasto regno. 

Oltre a Kollur, le importanti miniere menzionate da documenti storici furono Mallavaram, Kodavatakallu e Paritala, Ramallakota, Banganapalle, Vajragiri e Munimadugu nel distretto di Kurnool. 

Le aree di Jonnagiri e Wajrakarur ed inoltre Laxmipuram, lungo il fiume Hindri, nota per i buoni “raccolti” di queste pietre. 

Heyne (nel 1814) scrisse, per esempio, che la miniera di Kodavatakallu produceva diamanti in quantità tali che essi venivano trasportate su carri trainati da buoi.

Oggi la miniera Kollur è sommersa, sotto le acque della diga Pulichintala. 

SI dice che dal 1947, anno dell’indipendenza dell’India, l’attività estrattiva sia cessata quasi completamente, fors’anche per la creazione di una base militare nella zona dove un tempo avevano operato migliaia di raccoglitori di gemme. 

L’edificazione della struttura di contenimento fu approvata dopo che i ricercatori della Società di Indagine Geologica di Hyderabad, che esaminarono l'area di Raichur nel 1949, non riuscirono ad individuare alcuna evidenza di antichi giacimenti. 

Essi registrarono nel loro rapporto che i diamanti recuperati dovevano essere provenuti dai villaggi limitrofi (Hospet e Jaggerkal vicino a Raichur. Sakuntala e Krishna Brahmam). 

Questo fatto, comunque, rivela anche la scarsa considerazione delle autorità locali per la ricca storia di questo distretto.

La produzione totale e quella annua.

Lo storico Mohammed Safiullah affermò che la produzione totale stimata di tutte le miniere di Golconda, nel corso dei suoi secoli di attività estrattive, si attestò intorno ai 12 milioni di carati (o 2 tonnellate e mezza). 

In generale, la produzione annua era di circa 50.000 carati (di tutte le qualità, da quella gemma a quella industriale), con possibili picchi fino ai 150.000 carati nell’arco di 12 mesi. 

Nonostante la quantità di gemme recuperate dalle cave fluviali dell’India fosse infinitamente inferiore a quelle raccolte oggigiorno, nel corso dei secoli esse portarono grandi ricchezze a re e Marajah. 

Per esempio, si stima che all'inizio del 1600, l'imperatore Mughal Jahangir avesse nei suoi forzieri di Agra oltre 135.000 carati di diamanti grezzi, nessuno sotto i due carati e mezzo.

Esploratori di Golconda

Notizie sull’origine indiana dei diamanti si perdono nella notte dei tempi. 

Ctesia di Cnido (440-397 a.C.), medico alla corte persiana, nella sua opera Indika (un compendio di storie basate sulle esperienze dei viaggiatori del suo tempo) fu forse uno dei primissimi autori a narrare – in maniera fantastica - dei ricchi giacimenti di diamanti in India. 

Dopo di lui, innumerevoli scrittori e storici, quali ad esempio Plinio o Tolomeo, ripresero l’argomento, senza però aver visitato le terre orientali di persona. 

Così come aveva fatto Ctesia, anche loro si basavano su racconti di mercanti e viaggiatori che ritornavano da quelle remote parti. 

Al Biruni, un matematico e storico arabo, fu il pioniere di una serie di esploratori che si recarono di persona, per un motivo o l’altro, nel subcontinente indiano. 

Tra i resoconti dei primi viaggiatori europei a intraprendere il lungo tragitto per raggiungere le coste asiatiche fu Marco Polo. 

Il viaggiatore veneziano dopo aver visitato i giacimenti della Krishna Valley, alla fine del XIII secolo affermò: "E tu sai solo che i diamanti non si trovano in nessuna parte del mondo tranne che in questo solo regno. 

Ma qui sono entrambi abbondanti e buoni". 

Lodovico de Varthema, un altro italiano che si spinse fino all'India meridionale, nel 1503 affermò: "Questi diamanti si trovano per la prima volta in India in un regno dei Morres, chiamato Deccan, da dove vengono portati in altre regioni". 

Gli esploratori e funzionari portoghesi e britannici, nei secoli successivi, fornirono ulteriori e vivide descrizioni della frenetica attività mineraria di quei tempi. 

Tutte queste opere diedero testimonianza dei diversi depositi, delle pratiche estrattive, dei metodi di lavorazione, di taglio, di commercio, i mercati, i gusti ed il valore delle gemme.

A partire dalla fine del XVII secolo, la produzione indiana era già diventata ininfluente a livello mondiale cosicché anche gli studiosi spostarono la loro attenzione verso i nuovi giacimenti, quelli del Brasile prima e dell’Africa poi.

Alcuni tra i più eminenti cronisti dell’India e dei suoi giacimenti di diamanti (dall’antichità fino al 1700 circa)

Golconda diamanti

Golconda diamanti

Le descrizioni geologiche delle miniere e dei metodi di estrazione vennero pubblicate, in tempi più moderni, da autori quali: Heyne (1814), Voysey (1825), Newbold (1842), King (1872), Foote (1872), Munn (1929), e Heron (1941) e altri. 

Inoltre, Gribble (1875), Mackenzie (1883), Gopalakrishnaiah Chetty (1886), Ball (1925), Krishnan (1951), Dutt (1953), Brown e Dey (1955), Rao (1969) e Shukla (1972).

Geologia

La seguente sezione ha come proposito quello di dare un’idea generale sulle condizioni dei terreni che ospitano i diamanti senza avventurarsi in caratteristiche tecniche specifiche.

Come menzionato in precedenza, tutti i giacimenti di diamanti indiani antichi sono di tipo secondario, legati a depositi di pietre trasportati dalla corrente di fiumi e lontani dalla loro zona di origine. 

In altre parole separati dai cosiddetti “camini kimberlitici” dai quali, milioni di anni or sono, erano stati espulsi dalle profondità della terra nelle quali si erano formati.

I minerali provenienti da miniere legate a corsi d’acqua normalmente offrono cristalli di qualità superiore se paragonati a quelli prelevati direttamente dalla roccia nella quale vengono portati in superficie. 

Questo avviene poiché il trasporto in fiumi e ruscelli, che normalmente avviene per lunghissimi periodi, causa lo sbriciolamento dei pezzi più impuri. 

Quelli che “sopravvivono” alle angherie di tempo e ambiente possono così vantare caratteristiche superiori (dal punto di vista gemmologico) rispetto a quelle recuperate nelle cave di roccia. 

Studi fatti su quello che rimane di una delle antiche miniere di Golconda hanno portato alla delineazione di alcune delle caratteristiche dei terreni in cui si incontravano i primi diamanti indiani. 

Analizzando un piccolo pozzo estrattivo, il cui fondo era composto primariamente di ghiaia e argilla, si è potuto verificare che le gemme si potevano recuperare fino ad una profondità massima di 4 metri. 

La zona di lavorazione si snodava lungo un’alta falda freatica che si sviluppava lungo un'area lunga 1,5 chilometri e larga tra i 500 metri e gli 800 metri. 

Essa era delimitato a est da un affioramento delle colline Nallamalaj e, a nord e ad ovest, da un meandro del fiume Krishna. 

Come la maggior parte delle altre fosse, quando un deposito si esauriva, esso veniva riempito con ghiaioni e massi provenienti dai pendii vicini. 

Sempre nella stessa zona (sul lato orientale della catena montuosa di Nallamalai, nell'area di Kalasapadu-Sanjivaraopeta lungo la riva destra del fiume Sagileru) sono stati recuperati molti antichi manufatti legati alle attività estrattive. 

Singolare il fatto che non sia stata trovata alcuna menzione di questi luoghi nei documenti precedenti. 

Anche le miniere di Laxmipuram, lungo il fiume Hindri, erano note per i raccolti di diamanti. 

Le miniere di diamanti di Wairagarh, conosciute in passato come Beiragarh, si trovano a circa 125 km a nord-est di Chandrapur nel Maharashtra e alla confluenza di Satti Nadi e Kobragarhi, affluenti del fiume Wainganga. 

Infine, esistevano altri pozzi produttivi noti lungo le rive del fiume Penna, nell'area di Chennur, vicino a Cuddapah e ad est di Jammalamadugu ed anche nel bacino del fiume Kundair, a Basavapur/Gajulapalle vicino a Nandyal. 

Non tutti i primitivi depositi, tuttavia, sono stati identificati, alcuni di essi sono ancora parzialmente avvolti dal mistero. 

Da oltre un secolo si sa che dove vi sono pietre trasportate dai fiumi deve esistere anche un luogo d’origine delle stesse. 

Il primo deposito primario, nella roccia, conosciuto risale solo alla fine del XIX secolo. 

Esso fu individuato nell’odierno Sudafrica e portò all’esplosione nella produzione di queste gemme. 

Fu nei primi del ‘900 che si superò per la prima volta il milione di carati (per fare un confronto, il 2020, un anno di “magra” sono stati estratti circa 111 milioni di carati). 

Per trovare la prima kimberlite del subcontinente si dovettero attendere quasi 100 anni. 

Furono le indagini del Geological Survey of India (GSI) e del Directorate of Geology and Mining (DGM) a portare, alla fine del secolo scorso, alla scoperta dei camini kimberlitici (le strutture geologica attraverso le quali i diamanti raggiungono la superficie del pianeta come già detto precedentemente) a Beharadith e a Payalikhand. 

La loro individuazione fu seguita da quella di altre formazioni simili nei dintorni dei villaggi di Kodomali e Jangda. 

Questo gruppo allargato di kimberliti è ora noto come Mainpur Kimberlite Field (MKF). 

Inoltre vennero mappati ulteriori corpi kimberlitici nell'area del Tempio e di Kosambura. 

Le kimberliti di Payalikhand, Behradih, Kodomali e Temple sono certamente portatrici di diamanti. 

Oggi si sa che esse sono di epoca relativamente recente (rispetto alle età tipiche dei depositi diamantiferi, che spesso eccedono il miliardo di anni), risalendo al tardo proterozoico (2.500 a 541 MA). 

Essi sono simili in petrografia e geochimica ai giacimenti dell'Africa meridionale e della Yakutia (Russia). 

Le rocce trovate insieme alle gemme di questi giacimenti sono contraddistinte dalla presenza di olivine forsteritiche a basso contenuto di ossido di calcio, abbondanti flogopiti, ilmeniti magnesiache, cromiti alluminoso-magnesiane, granati cromo-piropi circondati da spessi bordi kelyfiti, perovskiti, serpentine ricche di ferro. 

Solo occasionalmente questi minerali sono associati a quantità economicamente significative di diamanti. 

Gli studi per determinare la potenzialità di questo tipo di depositi sono pittosto lunghi e onerosi. 

Nel 2018, sulla base degli studi aeromagnetici e radiometrici e dell'interpretazione dei dati satellitari, il Center of Exploration Geophysics, Osmania University, Hyderabad, identificò un nuovo cluster di 21 camini kimberlitici nelle zone intorno al villaggio Kotakonda e alle città di Mahabubnagar e Maddur nella suddivisione amministrativa di Narayanpet, nello stato di Telangana. 

La scoperta di queste formazioni geologiche, a forma di carota, è estremamente difficile in quanto risultano profondamente nascoste, ricoperte da uno spesso strato di terreno ricco di regolite.

Gemme famose

I diamanti indiani divennero famosi sia per le loro dimensioni che anche per la loro varietà. 

Anche se successivamente, con l’apertura dei giacimenti africani, vennero recuperate gemme di grandezza ancora più impressionante, molte delle gemme del subcontinente sono rimaste famose per la loro incredibile caratura. 

La “stazza” eccezionale di queste gemme è legata alla loro origine. 

Esse provengono, in gran parte, da una fascia del mantello superiore più profonda rispetto a quella da cui originano i diamanti comuni. 

Pietre “extralarge” furonorecuperate sia dalle miniere lungo il fiume Krishna che da quelle dell'area di Wajrakarur, controllata per molti anni dai sovrani del regno di Vijayanagar. 

Tutti i diamanti di grandi dimensioni del mondo sono accomunati da questa peculiarità. 

Oltre alla loro notevole taglia, essi presentano altre interessanti differenze se paragonati ai “brillanti” standard. 

La loro forma è normalmente irregolare, non riconducibile agli ottaedri, dodecaedri o cubi che caratterizzano i loro cugini meno “nobili”. 

Inoltre, essi non presentano tracce di azoto (sono classificati per questo come di tipo II) rilevabili da normali strumenti di analisi gemmologica. 

L’assenza di questo elemento chimico fa sì che nelle gemme più pure non vi sia ombra di giallo. 

Inoltre se nel lattice cristallino compaiono anche minime quantità di boro (tipo IIb), queste pietre possono assumere il colore grigio-blu (come il diamante Hope, per esempio).


I diamanti rosa sono diventati particolarmente conosciuti ed apprezzati solo negli ultimi 20 anni soprattutto grazie a quelli australiani (della miniera Argyle, chiusa nel novembre 2020). 

Questa accresciuta popolarità è dovuta, in parte, anche alla maggiore disponibilità di pietre. 

I cristalli di colore più stereotipicamente femminile non sono, infatti, molto comuni. 

Tra i pochi depostiti che saltuariamente producono gemme di questa tinta gentile, l’India è praticamente l’unica ad offrire pietre di tipo II (caratterizzati da centri d’assenza di azoto (NV), quindi fotocromatici, ossia con la qualità di poter cambiare colore con la luce e super profondi), che costituiscono solo circa lo 0,6% di tutti i diamanti rosa in circolazione. 

In quasi tutte le altre miniere, queste gemme sono di tipo I.

Oltre alle poche ma importanti pietre “rosso pallido” – il cui particolare fattore cromatico viene causato da una deformazione plastica all’interno della regolare struttura cristallina dei diamanti - nell’antico deposito sono stati rinvenuti, nel corso dei secoli, anche diamanti di altri colori:

Blu: tipo IIb (super-profondo) caratterizzato dalla presenza di boro e dalla forma tipicamente irregolare. 

Giallo: tipo I (con presenza d’azoto) poche sono le pietre d questo colore incontrate tra le gemme di Golconda, probabilmente perché la maggior parte dei diamanti indiani antichi proveniva da profondità della terra nelle quali l’azoto è poco presente.

Verde: Il verde è estremamente raro nei diamanti, e si ritiene sia dovuto ad esposizione a materiali radioattivi. Pochissimi sono gli esemplari di questo colore provenienti da Golconda.

Una lista parziale delle pietre più famose appare qui di seguito.

Golconda diamanti

Golconda diamanti

Fatti curiosi

Le altre Golconda: esistono non una, ma tre luoghi in tutto il mondo hanno preso il nome dell’antico regno dei diamanti. 

Il primo è un piccolo centro, situato lungo il fiume Ohio, nella Contea di Pope - Illinois, Stati Uniti. 

La città fu originariamente chiamata Sarahsville, ma cambiò nome in Golconda il 24 gennaio 1817. 

Il cambio fu dovuto al fatto che nelle sue vicinanze, un tempo, si estraevano diamanti (ed altri minerali). 

Quella dell’Illinois non è l'unico posto che ha tratto ispirazione dalla mitica regione del Deccan. 

Esiste, nella contea di Humboldt, Nevada (USA) cittadina fondata nel 1869. 

La scoperta di rame, argento, oro e piombo portarono gli imprenditori, che avevano aperto le loro attività della zona, a scegliere questo nome, probabilmente come portafortuna, per il loro insediamento. 

Il terzo posto è un villaggio situato nella parte meridionale di Trinidad e Tobago. 

Esso acquisì la nuova denominazione nel XIX secolo, probabilmente perché popolato principalmente da discendenti indiani (forse quelli che ne abitavano la corrispondente asiatica).

Opera

La Regina di Golconda (o Alina, Regina di Golconda) è un’opera buffa 2 atti, musica composta da Gaetano Donizetti e parole di Felice Romani, su una storia scritta di Giovanni Galzerani. 

La sua prima assoluta avvenne il 12 maggio del 1828, nel Teatro Carlo Felice di Genova. 

La sua presentazione andò avanti fino al 1869. 

La storia narra di Alina, umile ragazza di campagna, che viene catturata dai pirati e condotta nel regno di Golconda, dove il vecchio re si innamora di lei, la sposa e poco dopo muore, lasciandola vedova e regina.

Le associazioni

In passato, era sorta ad Amsterdam una zona interamente dedicata i diamanti. 

Al centro della città, che sorse nel 1881, furono costruiti edifici importanti quali Handelsbond, nel 1889 e l’elegante Beurs voor Diamanthandel, nel 1911. 

Tanto erano rinomate le pietre di origine indiana, la cui estrazione era già terminata da quasi due secoli, che vennero istituiti anche il Golconda Club (per i broker) e il Koh-i-Noor Club. 

Questi centri di mercato dai nomi così altisonanti, oggi non esistono più.

Golconda oggi

Golconda diamanti e storia

Hyderabad

Con l’avvento degli inglesi, la fortuna di alcune grandi casate nobili indiane cessò. Anche dopo la recuperata indipendenza, molte di esse rimasero nell’ombra. 

Questa fu, in parte, la situazione dei Nizam di Hyderabad. 

Una parte dei leggendari possedimenti della casata di Hyderabad, che comprendeva un diamante grande quasi il doppio del Koh-i-Noor, fu acquistata dal demanio di stato. 

Essa era rimasta celata in un caveau polveroso per decenni, dal 1972, ma fu ceduta, dagli squattrinati eredi dei Nizan, nel 1995, dopo interminabili azioni legali. 

Il tesoro fu consegnato per £33 milioni nelle mani del governo indiano, che cancellò anche tutti i debiti fiscali della nobile famiglia. 

Altri oggetti di inestimabile valore, trovarono misteriosamente la loro strada per l'estero. 

La parte forse più consistente dei loro possedimenti fu però venduta da Osman Ali Khan. 

Ai tempi d’oro, il settimo e ultimo Nizam - un tempo, l'uomo più ricco del mondo - usava il pezzo principale della collezione, il diamante Jacob, come fermacarte. 

Le sue cantine erano piene di rubini e smeraldi e si dice che possedesse montagne d’oro nel suo giardino incolto. 

Caduto in rovina, fu costretto a vendere la sua spettacolare collezione di gioielli. 

Essa era composta da 173 pezzi e fu “battuta” da Christie’s a New York, nel luglio del 2019, per quasi $110 milioni che, come dichiarò la grande casa d’aste, fu il totale più alto mai realizzato per qualsiasi vendita di arte Mughal e il secondo più alto per un evento privato di gioielli di sempre. 

I monili offerti facevano parte di 400 pezzi di gioielleria indiana messi all'asta nell'ambito della vendita "Maharajas & Mughal Magnificence". 

È possibile che la decisione di disfarsi dei preziosi della casa, fosse una conseguenza non solo delle precarie finanze della stessa, ma anche del furto al museo Nizam, che ospitava parte del loro tesoro. 

Il colpo avvenne nel settembre 2018, ma i 2 ladri, di 23 e 24 anni, furono catturati quasi immediatamente dopo il malfatto e condannati a soli 2 anni di reclusione. 

Con la perdita di una fetta così abbondante degli averi della sua famiglia più importante, anche la metropoli di Hyderabad rimase impoverita. 

Il museo Nizam ospita attualmente solo poche repliche dei gioielli e dei diamanti che lo avevano reso famoso. 

Una breve descrizione, qualche immagine ed alcune repliche in vetro sono ciò che resta, una mesta testimonianza di quello che era stato un inestimabile tesoro. 

La partenza degli importanti pezzi ha tolto grande lustro all’istituzione, che, nonostante sia tutt’ora ospitata in un suggestivo palazzo, ha ben poco da offrire a coloro che siano a caccia della storia delle antiche miniere. 

Purtroppo, Hyderabad (e le aree limitrofe) sembra aver quasi completamente dimenticati di essere stato il cuore Golconda, il favoloso regno dei diamanti. 

Sembra che ad accentuare questa perdita di memoria storica abbia contribuito il fatto che, come dicono i suoi residenti, la città si trovi al sud del paese e che per questo non goda di particolari attenzioni da parte del governo centrale. 

Il Forte che ancora porta il nome del prestigioso Sultanato, guarda ancora maestoso dalla sua collina la grande metropoli sortagli intorno, ma tra i suoi muri si sono affievoliti gli echi della sua remota fierezza.

Articolo di: Dario Marchiori

Golcondadiamanti

Fonti:
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