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I Savoia e il Tesoro della Corona

I Savoia e il Tesoro della Corona

Il tesoro dei Savoia

Esistono numerosissime collezioni di gioielli delle famiglie reali, soprattutto nel panorama aristocratico europeo; anche il “Bel Paese” ne possiede una, nonostante che non forse sia, tra esse, la più famosa: il Tesoro della Corona d'Italia.


Tale mancanza di riconoscimento è verosimilmente ascrivibile a una combinazione di fattori: la storia movimentata della penisola, cosparsa di case nobili e una unificazione del territorio nazionale, precedentemente suddiviso in una miriade di piccoli e grandi staterelli, piuttosto recente (dal 1861). 

La quantità di dinastie regnanti, imperi e stati, sotto varie denominazioni, apparse tra la fine dell’impero romano e l’avvento al potere della monarchia sabauda, è talmente abbondante che la sola lista completa dei nomi delle case aristocratiche occuperebbe molte pagine. 

Va anche aggiunto che il concetto di Stato nazionale si sviluppò nella riflessione politica italiana solo a partire dal XV secolo, grazie all'opera di alcuni letterati come Niccolò Machiavelli e trovò piena e reale applicazione dopo la Rivoluzione francese, alla fine del XVIII secolo. 

All’epoca di Carlomagno, intorno all’VIII secolo, la quasi totalità dei reami dell'Italia centro-settentrionale era composta da territori formalmente vassalli del Sacro Romano Impero. 

Questi territori si resero successivamente indipendenti. Un’altra entità nazionale di forte influenza internazionale fu, per secoli, lo Stato Pontificio, che era invece sovrano a pieno diritto, ma che non riuscì mai veramente ad esercitare un reale e duraturo controllo su tutto il proprio territorio. 

Ognuna di queste entità pseudonazionali era dotata di un numero variabile di tesori e di gioielli di corte. 

Alcuni di essi vennero tramandati alle generazioni presenti, altri sono scomparsi ed altri ancora sono stati distrutti i fusi per creare nuovi ornamenti o per pagare debiti di guerra.

La Casata Savoia fu la prima e unica a dominare l’intera Italia, ma il suo regno fu di breve durata e, anche visto il contesto storico del paese, la sua presenza si mostrò molto meno opulenta di quella di altre corone europee; inoltre, i regnanti della stirpe sabauda non furono mai protagonisti di vere e proprie cerimonie di incoronazione. 

La collezione dei gioielli posseduti e ostentati dai membri di questa famiglia è comunque affascinante. 

Purtroppo, la collezione delle varie corono, collane, tiare ecc. non è esposta in un luogo aperto al pubblico. 

Di conseguenza, per molti italiani, la sua esistenza risulta completamente sconosciuta. 

Una precisa e completa catalogazione delle gioie in essa contenute risulta ad oggi impossibile da ottenere, soprattutto per via delle vicende relative alla presenza sul territorio nazionale e questioni di successione della casata, tuttora dibattute e controverse. 

Il complesso di gioielli appartenuti alla famiglia Savoia comprende pezzi d'alta gioielleria, italiana e straniera, fatti realizzare in gran parte sotto il regno di Umberto I; in esso, sono inclusi anche molti preziosi provenienti dalla collezione reale del Regno di Sardegna (di cui Vittorio Emanuele II di Savoia era originariamente re). 

Si dice che il nucleo del tesoro sia nato la notte del 29 luglio 1900, a Monza, quando il re, Umberto I, venne assassinato dall'anarchico Gaetano Bresci. 

Immediatamente dopo la sua morte, la sua consorte, la Regina Margherita, scrisse: "I gioielli della Corona sono stati consegnate a sua Maestà Regina Elena, mia nuora, il giorno 2 agosto 1900, in Monza. Margherita". 

Il grosso degli ex possedimenti dei Savoia (una parte resta nelle loro mani) è tradizionalmente suddiviso in tre sezioni: i Gioielli Ufficiali, I gioielli privati ed i gioielli del santuario di Oropa.

I gioielli ufficiali che lo compongono sono tutti quelli ufficiali, che hanno un alto valore simbolico e che sono utilizzati esclusivamente durante cerimonie di stato il cui significato storico, morale, financo religioso dai membri della famiglia reale.

I gioielli privati che comprendono gli oggetti preziosi di uso quotidiano dei membri della famiglia reale oltre che a quelli che furono dati personalmente ad alcuni membri della Casa, poi integrati nell’eredità che si è tramandava di generazione in generazione.

I gioielli del santuario di Oropa, che includono i regali da parte di Casa Savoia al santuario di Oropa, (il più importante istituto mariano in Piemonte nel quale si venera una Madonna nera del XII secolo), per decorare la chiesa, altari o statue sacre.

La Linea di successione al trono d'Italia, chi è il pretendente attuale?

Il Regno d'Italia fu proclamato il 17 marzo 1861 durante il Risorgimento, in seguito alla Seconda guerra d'Indipendenza combattuta dal Regno di Sardegna. 

Dopo la Terza ed ultima guerra d'indipendenza italiana, nel 1866, viene annesso Stato Pontificio, con la conseguente presa di Roma, nel 1870 (in concomitanza con la scondita della Francia da parte dei prussiani del Cancelliere Otto von Bismarck). 

La millenaria storia dello stato pontificio (fondato nel 756 d.C.) giunse al termine e Roma venne dichiarata capitale del neonato Stato italiano. 

Questa operazione politico-militare unificò gli antichi Stati italici, quali le numerose entità territoriali indipendenti esistite in Italia dall'inizio del Medioevo.

La linea di successione al trono d'Italia era ed è tuttora la trasmissione del titolo di re d'Italia, che viene tramandata secondo la gerarchia di Casa Savoia. 

A seguito del mutamento istituzionale del 1946 e della cessazione del titolo regale, tale gerarchia identifica oggi esclusivamente il Capo di Casa Savoia e ne regolamenta il passaggio.

Al tempo presente (2021), è Vittorio Emanuele di Savoia (Vittorio Emanuele Alberto Carlo Teodoro Umberto Bonifacio Amedeo Damiano Bernardino Gennaro Maria di Savoia; nato il 12 febbraio, 1937) a detenere il primato di Capo della Casa, ricevuto nel 1983, dopo la morte di Umberto II. 

Tale posizione e le prerogative ad essa spettanti (il gran magistero degli ordini dinastici sabaudi e il titolo di duca di Savoia) sono state, tuttavia, di recente contestati da Amedeo di Savoia-Aosta.

Linea di successione, com’era al giugno 1946

Vittorio Emanuele di Savoia (Vittorio Emanuele Alberto Carlo Teodoro Umberto Bonifacio Amedeo Damiano Bernardino Gennaro Maria; 1937- ), principe di Napoli. 

Dal 1983 è pretendente al trono d'Italia (contestato dal 2001).

Amedeo di Savoia-Aosta (Amedeo Umberto Giorgio Paolo Costantino Elena Fiorenzo Maria Zvonimir; 1943 –1º giugno 2021), duca delle Puglie. 

Dopo la morte di suo padre Amedeo di Savoia Aosta, avvenuta il 1º giugno 2021, è divenuto il nuovo duca di Savoia e Capo della Real Casa, in disputa con la linea dinastica di Vittorio Emanuele di Savoia.

Eugenio di Savoia-Genova (Eugenio Alfonso Carlo Maria Giuseppe di Savoia-Genova (1906 –1996), duca di Ancona.

Umberto II, allora re d'Italia (Umberto Nicola Tommaso Giovanni Maria di Savoia; Racconigi, 1904 –1983) monarca allora in carica.

Filiberto di Savoia-Genova (Filiberto Lodovico Massimiliano Emanuele Maria di Savoia-Genova (1895 –1990), duca di Pistoia.

Adalberto di Savoia-Genova (Adalberto Luitpoldo Elena Giuseppe Maria di Savoia-Genova (1898 –1982), duca di Bergamo.

Ferdinando di Savoia-Genova (Ferdinando Umberto Filippo Adalberto di Savoia-Genova (1884 –1963), terzo duca di Genova.

Aimone di Savoia-Aosta (Aimone Roberto Margherita Maria Giuseppe Torino di Savoia-Aosta (1900 –1948), quarto duca d'Aosta.

Vittorio Emanuele di Savoia-Aosta (Vittorio Emanuele Torino Giovanni Maria di Savoia, 1870 – Bruxelles, 1946), conte di Torino.

La successione secondo Vittorio Emanuele di Savoia – dopo la sua morte

Vittorio Emanuele, riconosce la legge salica quale pilastro della successione; questa legge fu sancita dall'articolo 2 dello Statuto Albertino (1848). 

Di conseguenza, almeno fino a fine 2019, questo era l'ordine di successione secondo la tesi a lui favorevole:

Vittorio Emanuele, principe di Napoli, duca di Savoia e Capo della Casa. 

Emanuele Filiberto di Savoia (nato nel 1972), principe di Piemonte e di Venezia.

Amedeo di Savoia-Aosta (nato nel 1943- 1° giugno 2021), quinto duca d'Aosta.

Aimone di Savoia-Aosta (nato nel 1967), duca delle Puglie.

Umberto di Savoia-Aosta (nato nel 2009), (figlio di Aimone di Savoia-Aosta e Olga di Grecia)

Amedeo di Savoia-Aosta (nato nel 2011), (secondogenito, fratello di Umberto)

Il tesoro reale dopo la fine della Monarchia

Il 6 dicembre 1943, il tesoro venne in un primo tempo affidato ad Amedeo di Savoia-Aosta poi, il 9 Maggio 1946, alla Banca d’Italia. 

Quest’ultimo passaggio avvenne quando Vittorio Emanuele III abdicò in favore del figlio Umberto II e partì con la famiglia per l'esilio verso l'Egitto. 

Prima di lasciare l'Italia, il re scrisse una lettera a De Gasperi; nella missiva dichiarava di voler lasciare al popolo italiano il Corpus Nummorum Italicorum, la sua collezione di monete antiche (90.000 pezzi), per ripagare lo Stato Italiano delle spese sostenute durante i 45 anni di suo regno (una parte è esposta nel piano seminterrato di Palazzo Massimo alle Terme a Roma). La prestigiosa raccolta è composta da 20 monumentali volumi azzurro pallido (il colore di Casa Savoia), salvo gli esemplari mandati in dono a capi di Stato e collaboratori che sono rilegati in tela azzurra col taglio superiore d'oro. 

Il primo volume fu pubblicato nel 1910, il ventesimo (rarissimo) nel 1943.

Circa un mese dopo, il supremo monarca italiano cedette anche il tesoro della Corona, certificando il passaggio con le seguenti parole : “L'anno del 1946, il 5 giugno, alle ore 17 nei locali della Banca d'Italia, via Nazionale n. 91 si è presentato il signor avvocato Falcone Lucifero, nella sua qualità di reggente il Ministero della Real Casa con l'assistenza del Grand'Ufficiale Livio Annesi direttore capo della Ragioneria del Ministero suddetto - si legge in un documento in carta da bollo da 12 lire, redatto il giorno del deposito - L'avvocato Falcone Lucifero dichiara di aver ricevuto incarico da sua maestà re Umberto II di affidare in custodia alla cassa centrale della Banca d'Italia per essere tenuti a disposizione di chi di diritto gli oggetti preziosi che rappresentano le cosiddette 'gioie di dotazione della Corona del Regno', che risultano descritti nell'inventario tenuto presso il ministero della Real Casa e che qui di seguito si trascrivono.”

Quindi le 363 casse, contenenti 210 quintali di preziosi vennero mandate prima in Bankitalia; poi al Quirinale (nella cassaforte n.3); quindi, celati nel sotterraneo, che porta alla chiesa di Sant'Andrea del Quirinale. 

Il governatore di allora, Vincenzo Azzolini, utilizzò il lavoro di un muratore, Enrico Fidani, per nascondere il tesoro, per paura di un’incursione nazista. 

I tedeschi infatti giunsero per impossessarsi del tesoro reale, ma, purtroppo per loro, non trovarono nulla. 

Nel 1973 circolarono strane voci circa un uso ingiustificato di uno dei preziosi monili: si disse che una delle preziose spille, parte del Tesoro sabaudo, fosse stata indossata da un’illustre signora romana, Mafalda di Savoia, sorella di Umberto II, mentre nel '76 girò la voce che alcuni dei gioielli erano stati rubati.

Sempre in questo periodo, venne ordinato un controllo molto accurato. 

L’operazione venne condotta da parte del magistrato Scopelliti, della Procura della Repubblica di Roma accompagnato dal Capitano Varisco e dal gioielliere Gianni Bulgari, Questi importanti ispettori si accertarono che tutti i gioielli fossero presenti (e, stando al loro rapporto, lo erano).

Successivamente venne disposto il sequestro del lotto e da allora i gioielli sono bloccati dallo stesso provvedimento, come risulta anche dalla nota allegata e recante la firma del Segretario Generale del Quirinale, che definisce la Banca d’Italia “il mero custode del deposito chiuso”.

Le norme che regolavano i Gioielli della Corona

Esiste anche una serie di norme piuttosto strette, relative alla fattura e utilizzo dei gioielli della Corona d'Italia. 

Esse appaiono per la prima volta nel regio decreto del 1º gennaio 1890 e stabiliscono che:

Le Corone della Reale Famiglia hanno tutte la stessa base d'un cerchio d'oro coi margini cordonati, fregiato con otto grossi zaffiri (cinque visibili) attorniati ciascuno da dodici gemme, cioè: quattro diamanti alternati con altrettanti rubini ed altrettanti smeraldi: gli zaffiri sono divisi da otto nodi di Savoia (quattro visibili) d'oro a sbalzo. (Art. 43)

Il Re usa due corone; quella Reale di Savoia e quella Reale d'Italia (Art. 44).

La Corona Reale di Savoia è chiusa da otto vette d'oro (cinque visibili) (Art. 45).

La Corona Reale d'Italia, detta Corona di Ferro, si conserva nel Real Tesoro della Cattedrale di Monza.

La Corona Ferrea: Fu utilizzata come corona ufficiale del Regno d'Italia dalla sua costituzione nel 1861, venne da sempre considerata il primo tra i gioielli della Corona d'Italia anche se non venne mai utilizzata in cerimonie d'incoronazione (Art. 51).

La Casa Orafa della Famiglia Reale

Casa Savoia fece creare molti dei propri gioielli ad una ditta in particolare, quella di Musy, una delle più antiche d'Italia. 

Fondata a Torino nel 1706, Musy era tuttavia originaria di Massongy (un comune francese che oggi conta 1.382 abitanti, situato nel dipartimento dell'Alta Savoia della regione dell'Alvernia-Rodano-Alpi). 

Il creatore dell'azienda, Giacomo Musy, si iscrisse prima ad una scuola di formazione in oreficeria e orologeria a Ginevra, per spostarsi poi a Torino, proprio nel 1706, una volta terminato il corso. 

Nello stesso anno (o secondo alcune fonti quello successivo, il 1707), insieme al figlio Luigi, aprì una bottega-laboratorio nel "Padiglione reale", l’edificio che collegava Palazzo Madama a quello Reale, nell'attuale piazza Castello. 

Nel 1868, la casa, che nel frattempo era diventata nota per i suoi pezzi di alta qualità e pregio, ricevette l’incarico di rimontare due bracciali da parte della principessa Margherita di Savoia. 

Da quel momento in poi, inizio un lungo sodalizio con la Casata sabauda. Nel 1787, i fratelli Luigi e Claudio Musy furono insigniti del titolo di "Orefici e orologiai di Casa Savoia" da parte di Carlo Emanuele III. 

Alcuni anni dopo, nel 1925, i discendenti della ditta (ribattezzata Musy Padre e Figli) ricevettero la patente di fornitori della Real Casa da Vittorio Emanuele III. 

La società è rimasta legata alla famiglia sabauda fino al 2011, quando l'ultimo discendente, Luigi Roggero, nipote di Katie Musy, la cedette a Mario Bellitti e Laura Gazza, che iniziarono un processo di reinterpretazione moderna degli antichi pezzi da maestro.

Tra i gioielli più rappresentativi dell’opera di Musy, i più importanti sono:

La Tiara Mellerio a motivi di alloro, (1867), composta di diamanti incastonati in oro e argento. 

Oggi appartiene all’Albion Art Institute, (fu venduta dopo la morte di Maria Josè da una delle sue figlie).

Coppia di bracciali (1868), in oro e argento rimontata (con l'aggiunta di 34 gemme) per Margherita di Savoia, con incastonati 1034 brillanti, del peso complessivo di 156 carati. 

La parte centrale può essere sfoggiata come spilla. La montatura può essere staccata e usata come spilla.

La Grande spilla a forma di fiocco con pendente (1868) con un grande diamante rosa al centro e 679 brillanti di contorno, per un peso di 143 carati.

La Tiara a nodo Savoia della regina Margherita, (1883) in oro, ornata di 541 brillanti per un peso pari a 292 carati e di 75 perle per 1.695 grani.

Gran diadema di diamanti (1883), fatto per i 15 anni di matrimonio con Margherita di Savoia. 

Si tratta di una coroncina composta da 11 volute di diamanti e undici grandi perle a goccia (divenne il diadema ufficiale della regina d'Italia).

La Tiara a nodi e stelle della duchessa di Aosta (1895) In oro e interamente incrostato di diamanti.

Il Diadema di diamanti a cinque fioroni (1896), su commissione di Umberto I.

Il Diadema Musy (1904) della regina Margherita, in oro, diamanti e perle, indossabile in otto diverse configurazioni.

La Collezione pubblica

La Corona Ferrea (di fabbricazione longobarda risalente ai primi secoli del medioevo): essa fu utilizzata come copricapo reale del Regno d'Italia perché era legata sacramentalmente al territorio della penisola. 

La tradizione la vede come un punto di unione tra la corona di spine, legata alla passione di Cristo e quella connessa al primo imperatore cristiano (Costantino che nel 326, durante un viaggio in Palestina, avrebbe inserito un chiodo della croce di Gesù nel diadema del figlio). 

Questo retaggio avrebbe dato un alto valore simbolico ai re d’Italia (o agli aspiranti tali, come lo erano stati in precedenza i Visconti), che l’avrebbero incorporata nelle incoronazioni per attestare l’origine divina del loro potere e il loro legame con gli imperatori romani. 

In realtà il gioiello non fece mai effettivamente parte della collezione dei gioielli di Casa Savoia (e non fu utilizzato nei passaggi di titolo reale della stirpe), ma rappresentò comunque, anche nella loro epoca, un emblema della nazione italiana unita. 

Essa è composta da sei piastre in oro (circa 84%, il resto argento, soprattutto nella parte). 

Su di essa vi sono sette zaffiri, sette granati e quattro ametiste, mentre i restanti quattro elementi sono in semplice vetro colorato. 

Il motivo della sua denominazione “ferrea” cioè “fatta di ferro”, non è ancora ben chiaro, anche perché non vi sono parti di questo materiale nel prezioso gioiello. 

Pare che l’origine di tale appellativo possa risalire ad una frase di Innocenzo VI, che nel 1355 in un breve apostolico scrisse: “ut Caesar malleo fortitudinis, quam ferri duritia denotat, conterat cornua elata rebellium.”, rimarcando come il ferro fosse simbolo di forza.

Il Collare dell'Ordine Supremo (forse risalente ad Amedeo VI di Savoia (1334-1383)), realizzato in oro, formato da 14 maglie alte tre centimetri con smalti bianchi, rossi e blu.

La Corona del Regno di Sardegna (costruita nel Settecento, oggi scomparsa) in oro, diamanti, perle e pietre preziose e ricoperta di velluto rosso. 

Essa venne trafugata come bottino di guerra nel 1795, durante l'invasione francese del Piemonte; trasportata a Rotterdam dove venne smontata. 

I materiali di cui era composta vennero fusi o venduti separatamente.

Lo Scettro di Savoia (data di realizzazione ignota, esso compare unicamente in un ritratto di Carlo Emanuele II di Savoia) in oro e pietre preziose, con la parte superiore a forma di croce.

Il Bastone da Comandante (del Settecento, simile agli scettri dei generali dell'epoca). Esso consisteva in un tubo d'argento ricoperto di velluto rosso con incise in bianco delle croci di Savoia. 

Il bastone era chiuso alle estremità da cappucci in oro.

La Collezione privata

La Corona del Ducato di Savoia (risalente al ‘600) e voluta da Carlo Emanuele II di Savoia (scomparsa, venne verosimilmente utilizzata per la creazione della corona reale nel 1720) in oro e pietre preziose, costituita da una base a fioroni chiusa da velluto rosso.

Il Diadema a Fiori (di inizio dell'Ottocento) in oro, argento e diamanti e completamente scomponibile. 

Da esso si potevano ricavare quattro spille e un paio di orecchini da utilizzare singolarmente.

Il Braccialetto della Regina Maria Teresa (1830) realizzato dal gioielliere Jean-François Bautte di Ginevra, in nastro in pelle con un grande medaglione a cuore in smalti opachi colorati, sormontato a sua volta da una corona reale.

Il Bracciale di Nozze della Regina Maria Adelaide (1841) avente nel rosone centrale e uno scompartimento apribile da dietro nel quale si trovava la miniatura di Vittorio Emanuele II.

La Collana della Regina Margherita (forse del 1870), composta da 10 fili con 684 perle.

Il Diadema della Duchessa d'Aosta (Musy, 1895), in oro, argento e diamanti realizzato, subì delle modifiche perché alcune parti di essa vennero vendute e oggi rimane solo la parte frontale.

Gli Orecchini Pendenti (dopo il 1912): molto in voga negli anni ‘30, formati da un grosso diamante a goccia entro una cornice a motivi floreali che riprendevano il motivo della tiara creata per la regina Margherita. 

I diamanti potevano essere alternati a delle perle a goccia.

La spilla delle dame di corte della duchessa di Pistoia (Musy, 1928). 

Il gioiello consiste in una composizione di argento e diamanti raffigurante una "L" corsiva inscritta in un cerchio realizzato con nodi di Savoia, accompagnato da un nastro azzurro.

La spilla dei gentiluomini di corte della duchessa di Pistoia (Musy, 1928), obbligatoria per i gentiluomini di corte della principessa Lydia d'Arenberg): sfondo smaltato, decorata con piccoli diamanti.

L'Anello con lo Stemma di Casa Savoia (1920-30) in oro con al centro un grande zaffiro che reca inciso lo stemma di Casa Savoia.

La spilla coi nodi di Savoia (1930, dono commissionato da Umberto, principe di Piemonte) in oro.

La bomboniera in argento (1930) una scatola completamente in argento e smalti e riportante nella parte superiore gli stemmi del Regno d'Italia e del Regno del Belgio accollati.

Il Pendente con il simbolo della Croce Rossa Italiana (fine anni ’30): un medaglione circolare in platino avente al centro il simbolo della Croce Rossa Italiana realizzato con rubini squadrati e circondato da diamanti.

L'Anello con la Perla Nera (1939) in argento con incastonata una perla che, nonostante il nome tradizionale del gioiello, è di colore rosa scuro.

I Gioielli del Santuario di Oropa:

Il pendente della Madonna (prima metà del Seicento), donato al santuario dalla regina Maria Cristina di Francia, in oro e diamanti con inserti realizzati a smalto.

Il globo a pomo (1672) costituito da un melograno d'oro con inciso lo stemma del ducato di Savoia, avente due rami in oro smaltati con foglie, il tutto sormontato da una croce d'oro e diamanti. 

Il globo è dotato di un perno per poter essere incastrato nella mano della Vergine.

La corona con foglie (1681) realizzata in oro con decorazioni in argento e completata dalla presenza di diamanti, perle, smeraldi, rubini e zaffiri con un grande topazio e sul retro, in corrispondenza, un cristallo.

L'ostensorio a raggiera (1700) in oro e ornato di 423 diamanti (nei raggi), 247 rubini, 33 smeraldi, 13 topazi, 3 berilli, 1 zaffiro e 31 giacinti (probabilmente zirconi) e 1 amanita (gemma di difficile identificazione).

La spilla a fiocco (detta "Nodo d'Amore" metà del XVIII secolo) composta da un grande fiocco (o Sévigné) d'oro e diamanti, ascrivibile alla manifattura piemontese.

La pettorina della Madonna (1758, realizzata dall'orafo torinese Benedetto Giacomino su disegno del gioielliere Giovanni Amedeo Tempia.) di forma triangolare e costituita da fiori e volute a nastro, realizzate in oro e argento con l'aggiunta di diamanti, smeraldi, rubini, zaffiri e di un granato rosa, di notevoli dimensioni, sulla punta inferiore dell'oggetto.

La corona a due ordini con croce in smeraldi (1920, ad opera della ditta fratelli Bertarelli di Milano, su corona di base del 1681) decorata in argento con diamanti, smeraldi, rubini, zaffiri, ametiste e quarzi a smalto. 

Sulla cima è presente una croce di ametiste, inserita nel 1920 in sostituzione di quella di smeraldi.

La corona del Bambin Gesù (1820, anonimo orafo piemontese) su una base d'oro, con decorazioni in argento e l'aggiunta di pietre preziose quali diamanti, ametiste, cristalli di rocca e paste vitree.

La corona marchionale (1820, dell'orafo piemontese Giuseppe Felice Borriani) in oro, diamanti, zaffiri, quarzi e un grande zircone al centro.

Il Cuore fiammato (1837) in oro con fiamme in argento e diamanti incastonati.

Il medaglione della principessa Maria Clotilde (1859) formato da una rosa d'oro con decorazioni a smalti rossi e avente al centro una grande ametista.

Pezzi scomparsi

Alcuni importanti gioielli, per una serie di ragioni che possono andare da mere necessità economiche a cambi di gusti estetici, sono scomparsi, fusi, ridisegnati o distrutti. 

Qui di seguito, appare una breve lista (incompleta) di pezzi pregiati che non esistono più, se non su dipinti o in vecchi documenti:

La corona del Ducato di Savoia,

Lo scettro di Savoia.

La corona del Regno di Sardegna

Il diadema della duchessa d'Aosta (ne rimane solo parte)

La Corona del Ducato di Savoia

Tiara di smeraldi di Elena del Montenegro (moglie di Vittorio Emanuele III), in smeraldi e diamanti, composta da 5 pilastri decorati montati su una cornice d'argento. 

Ogni colonna aveva un diamante rotondo e un grande smeraldo sulla parte superiore, con intricati lavori d'argento che si ramificavano dalla base degli smeraldi. 

Tra un pilastro e l'altro, c'erano intricati lavori d'argento e diamanti attaccati alla base di semicerchi sovrapposti.

Diadema e collana con nodo di smeraldi e diamanti della principessa Helene of Orleans regalo di nozze alla Principessa Elena di Orleans (1871-1951) in occasione del suo matrimonio con il Principe Emanuele Filiberto, 2º Duca d'Aosta (1869-1931).

La Parure di Smeraldi della Regina Margherita di Savoia (rimangono solo 3 pezzi in famiglia) detta anche la parure di smeraldi italiani, resa famosa dalla regina Margerita che consisteva in una tiara (smantellata), orecchini, collana (venduta all’asta nel 1985) e pettorina in oro, smeraldi e diamanti.

Altri tesori importanti: Il Medagliere Reale

La famiglia sabauda non possedeva solo gemme e gioielli, ma anche altre collezioni di oggetti pregiati quali, per esempio, una corposa raccolta di medaglie. 

Nel Settecento, prima delle dispersioni napoleoniche, la consistenza del Medagliere del Re era stimata in 60.000 esemplari. 

Probabilmente in seguito a vendite dettate dai numerosi progetti del monarca, il numero complessivo di decorazioni diminuì e a metà Ottocento, quando fu catalogato, consisteva di un Il totale di 28.597 medaglie. 

In un inventario, compilato il 4 febbraio 1886, vennero minuziosamente contati e descritti tutti i pezzi. 

A questi si aggiunsero le circa 3000 medaglie della collezione Sua Maestà, non prelevate da Vittorio Emanuele III.

Il gioiello più antico e il più famoso/prezioso

Per quello che riguarda i gioielli ufficiali della corona italiana, la Corona Ferrea, simbolo sacro del potere sulla penisola, è certamente un pezzo unico all’interno della collezione ed il suo valore va al di là dei materiali che lo compongono. 

In passato, si credeva che vi fosse una lamina di ferro posta all’interno del cerchio regale e che essa fosse stata fatta fondendo uno dei chiodi della Croce di Gesù. 

In realtà, da apposite analisi, eseguite nel 1993 dall'Università degli Studi di Milano mediante analisi di fluorescenza a raggi X (XRF) e datazione al radiocarbonio, si scoprì che questa parte era d’argento e non di ferro. 

Tali test mirati gettarono luce anche sul suo periodo di costruzione: la sua datazione, fatta con il test a carbonio 14, indicò che alcuni elementi del manufatto risalivano ad un periodo compreso tra il 445 e il 565 d.C., mentre altri erano stati inseriti tra il 690 e il 975 d.C. 

La parte principale della corona fu forse costruita proprio intorno al VIII secolo.

La scarsa documentazione e le contraddittorie testimonianze rendono difficile stabilire l'effettivo numero di incoronazioni a re d'Italia con la Corona ferrea, anche perché i sovrani longobardi (come altri monarchi germanici) non erano intronizzati tramite la corona, ma vi erano altri simboli, quali la lancia e l'acclamazione del popolo in armi.

I diamanti

I gioielli di Casa Savoia conta(va)no di almeno 6000 diamanti montati in sfavillanti diademi, collane, catene che generazioni di re e regine di Sardegna e d'Italia sfoggiarono in tante occasioni storiche. 

Preziosi che facevano parte delle loro doti oppure erano doni personali, spesso ricevuti da diplomatici stranieri.

Queste gemme, da tempo ritenute emblema supremo di ricchezza e potere, adornarono una gran parte dei monili di Casa Savoia. 

Ecco una breve descrizione (non completa) di alcuni dei pezzi più rappresentativi che furono impreziositi dalla presenza ti tali gemme:

La parure in oro di diamanti e tormaline rosa (1850), intercambiabili inizialmente con granati, coralli e, pare, anche acquemarine, che consta di una collana, un collarino, una tiara, degli orecchini una spilla e dei bracciali.

La Spilla a Nodi: (1868) creata da Musy e realizzata con pietre provenienti da altri gioielli. Ornata da un grande diamante rosa al centro ed ulteriori 679 brillanti, del peso complessivo di 143 carati.

I due Bracciali: (1868) in oro e argento con incastonati 1034 brillanti, del peso complessivo di 156 carati.

La tiara a nodo Savoia della regina Margherita, (1883) che consta di 541 brillanti (292 carati) e di perle.

La tiara a nodi e stelle della duchessa di Aosta, (1895) interamente In oro e diamanti.

Il diadema Musy (1904) della regina Margherita, con grossi diamanti taglio rosetta (o solitari di grandi dimensioni) e perle, in 8 differenti configurazioni.

Gli Orecchini Pendenti (dopo il 1912): formati da un grosso diamante a goccia entro una cornice a motivi floreali.

La Grande Collana (forse fine anni ’20): lunga catena (a doppio giro) a nodi d’amore e rose di Cipro. Consta di 1859 diamanti, per 219 carati complessivi.

Gruppo di gioielli in diamanti (Anni 20 e 30) da presentare alla futura sposa, realizzata dal gioielliere Filippo Chiappe. 

Tra questi figuravano una lunga collana, una coppia di clip e degli orecchini pendenti.

La Collana a Festoni (data ignota): 150 diamanti taglio brillante rotondo per un peso di 341 carati, ad essa puo’ essere abbinato un girocollo a Rivière ornato di 34 diamanti, anch’essi a taglio brillante rotondo, per un totale di 105 carati.

Il Valore della Collezione

Il valore di questi oggetti ad oggi è sconosciuto, alcuni esperti lo avrebbero stimato in circa un miliardo e mezzo di euro.

Dove si trovano I pezzi più importanti

Una porzione dei gioielli reali italiani è ancora in possesso dei pretendenti al trono che l’hanno ricevuta in eredità e l’hanno portata con loro in esilio, in Portogallo, mentre la fetta più significativa della rimanente parte è ospitata in una volta protetta della Banca d’Italia. 

Fu Re Umberto II a consegnarli alla banca, tramite l’avvocato Falcone Lucifero che, all’indomani del referendum del giugno 1946, si presentò alla Banca d’Italia portando un cofanetto di pelle a tre vassoi, che misurava 39x31x20 cm, con chiusura a chiave, avvolto in un foglio di carta catramata e ufficializzato con undici sigilli: cinque dei quali appartenevano al Ministero della Real Casa, tre alla Banca di Italia di Roma e tre alla Banca di Italia - Cassa Centrale - reparto controllo.

L’ultimo verbale di deposito, redatto nel 1976, reca la firma e la perizia di Davide Ventrella, (allora presidente della Confedorafi - Federazione Nazionale Orafi d'Italia). 

Egli fu la ultima persona, di cui si sappia, a fare una dettagliata descrizione degli oggetti inventariati, dichiarandoli tutti autentici e di rilevante valore e stimandone il valore in 900 milioni di vecchie lire (ma, nello stesso periodo, Paolo Bulgari ritenne che valesse almeno un paio di miliardi). 

Egli catalogò 6.298 diamanti di vario peso e taglio per un totale di 1.702 carati, tra i quali un eccezionale diamante rosa, dono del maresciallo Marmont, 64 perle rotonde e 11 perle a goccia, oltre che a migliaia di carati in altre pietre preziose. 

Esistono alcuni, pochi per la verità, pezzi importanti che sono invece esposti in luoghi dove il pubblico li può ancora apprezzare. 

Tra di essi vi è la Corona Ferrea, che si trova nel Duomo di Monza e il Medagliere fiore all’occhiello dei Musei Reali, nel cuore di Torino. 

Il Corpus Nummorum Italicorum è invece visitabile online sul sito: Portale Numismatico dello Stato - numismaticadellostato.it

Il 2021, Instagram ed I Gioielli della Corona Italiana

Anche gli oggetti antichi si “muovono” nel tempo: dopo quasi 160 anni, un gioiello di grande valore cambia mano e lo fa attraverso canali che, fino a pochi decenni or sono, erano ritenuti indegni per questioni di questo genere. 

E così accade che una Corona Reale, realizzata da Musy e appartenuta alla famiglia Savoia, non solo passa da un cofanetto celato in una cassaforte segreta agli schermi dei telefonini grazie ad Instagram, ma viene addirittura lasciata “indossare” virtualmente al grande pubblico. 

Dopo questo breve momento di esposizione online, il prezioso monile viene infine aggiudicato attraverso questo noto “Social”. 

Il copricapo di inestimabile valore in questione è una Tiara Reale di diamanti e perle, che fu dato come regalo a Maria Vittoria dal Pozzo (1847-1876), in occasione del suo matrimonio nel 1867 con Amedeo I di Savoia, poi re di Spagna. 

Decorata con diamanti a taglio cuscino, singolo e brillante rotondo, che incorniciano undici perle naturali a forma di goccia, questa tiara era d’ispirazione barocca. 

Al centro di tanto sfarzo c’era una perla naturale supportata da una montatura di diamanti rosa.

Nel maggio di quest’anno (2021), il prezioso oggetto venne “battuto” per 1,5 milioni di franchi svizzeri (circa 2 milioni di dollari, al tempo della vendita) dalla nota casa d’aste Sotheby’s a Ginevra, in Svizzera. 

Il prezzo del gioiello, parte del progetto chiamato Magnificent Jewels and Noble Jewels (Gioielli magnifici e Gioielli nobili, in italiano), è stato uno dei più alti raggiunti per una tiara negli ultimi anni.

Nota finale

L’Italia, per molti secoli centro del taglio delle pietre preziose e patria di numerose stirpi nobili, possiede una grande ricchezza in gioielli antichi, spesso ignorata da mezzi d’informazione, università e, di conseguenza, anche dalla gente comune. 

Tra le immense raccolte di preziosi sparse sul territorio, una tra le più rappresentative è quella che appartenne alla Casa Savoia (unica casata che governò l’intera penisola come monarchia riconosciuta) e che oggi, giace, in buona parte (almeno ufficialmente) nelle casseforti della Banca d’Italia. 

Una quota meno nota di questo grande tesoro è rimasta nelle mani dei Savoia e un’ultima porzione è andata venduta, distrutta o scomparsa. 

Si conosce dell’esistenza di alcuni di questi oggetti, oggi perduti, solo perché’ essi appaiono su dipinti o meno frequentemente, quando vengono menzionati in documenti ufficiali. 

È possibile che, attraverso la volontà popolare, informata dell’esistenza e della preziosità di tale tesoro, le autorità decidano un giorno di rendere visibile al pubblico il Tesoro della Corona d'Italia.

Articolo di: Dario marchiori

Fonti: civico20news.it, giovanimonarchici.it, lavenaria.it, Wikipedia.com, imeldecorelligioielli.blogspot.com, patrimoniosos.it, numismaticadellostato.it, francobampi.it, lacortereale.blogspot.com. museoduomomonza.it, straitstimes.com, altezzareale.com, francobampi.it, Artemisias Royal Jewels.


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