Cagliostro: Scandali, Massoneria e Diamanti | Diamanti, pietre preziose e gemmologia | Diamtrader.net

Cagliostro: Scandali, Massoneria e Diamanti

Cagliostro: Scandali, Massoneria e Diamanti

Cagliostro diamanti e massoneria

Testimoni nobili e preziosi di eventi intriganti, pieni di misticismo e di magia, i diamanti hanno condiviso oltre 2000 anni di storia con il genere umano. 

Molte sono state le vittime illustri del fascino abbagliante di queste gemme, tra essi, uno dei personaggi controversi, che più ha stregato la fantasia di milioni di persone, è certamente il famigerato Cagliostro. 

Ebbene, apparentemente anche il famoso ipnotizzatore fu mesmerizzato dalla brillantezza del “re delle gemme”, bagliore che tuttavia costò caro all’eclettico aristocratico siciliano. 

Fu, appunto, una collana tempestata di diamanti ad inaugurare un periodo piuttosto buio per il presunto nobile, che si concluse con la sua morte in isolamento.

Cagliostro, meglio noto come Conte Alessandro di Cagliostro, viene quasi universalmente identificato con il palermitano Giuseppe Balsamo (1743-1795). 

Nonostante il generale accordo su questa duplice identità, esiste una scuola di pensiero, del tutto alternativa, secondo la quale questo binomio non è corretto. 

Secondo tale visione storica, Il suo nome, Giuseppe Balsamo, tradotto secondo criteri cabalistici (che contraddistinguevano Cagliostro), significherebbe “Colui che è stato mandato,” o “Il Dedito”, o anche “il Signore del Sole.” 

Questo pseudonimo simbolico dimostrerebbe, secondo questa ipotesi, che questo non era il suo vero patronimico del Conte. 

Qualunque fosse la sua origine, è comunque certo che egli fu un avventuriero, mago e massone; una figura enigmatica che ammaliò gli aristocratici europei del XVIII secolo. 

La sua fama raggiunse molte delle corti reali d'Europa, nelle quali il carismatico aristocratico si fece conoscere per le sue arti occulte, tra cui la guarigione psichica, l’idromanzia, l’alchimia e la cristalloscopia (l’arte di leggere il futuro in oggetti come la sfera di cristallo). 

Nel 1785, tuttavia, Cagliostro cadde in disgrazia, accusato di aver cospirato contro Corte di Francia prima, contro la chiesa poi, conseguentemente rinviato a giudizio e, infine, incarcerato. 

I suoi guai ebbero inizio con il suo presunto coinvolgimento nell'Affare (o Scandalo) della Collana, una truffa accaduta nel paese transalpino negli anni '80 del secolo XVIII, ideata e perpetrata da una falsa contessa ai danni di Maria Antonietta e del noto cardinale di Rohan.

L'affare della collana fu un evento che accelerò l’esecuzione proprio di Maria Antonietta, ultima regina di Francia prima della rivoluzione francese, apparentemente ignara di tutto il complotto.

La storia di questo gioiello è piuttosto complessa ed in parte ancora velata di mistero.

Il preziosissimo monile era stato creato dai gioiellieri di corte Bohmer e Bassenge cui fu promesso, da Jeanne de Valois-Saint-Rémy (allora nota come la “contessa de La Motte”, 1757-1786), che la regina avrebbe acquistato l’oggetto prezioso. 

Ai due artisti fu detto di dare la collana a La Motte. 

La falsa gentildonna la passò al marito, il quale iniziò immediatamente a vendere i singoli diamanti a Londra. 

La truffa fu finalmente scoperta quando il cardinale di Rohan, che avrebbe funto da intermediario per la Maria Antonietta, non versò la sua prima rata e non fu in grado di mostrare la collana alla regina. 

Il costo della collana era di 1.600.000 livree, valore che corrispondeva a circa 500 kg d'oro di quel tempo. 

Una volta completata, la collana conteneva 647 diamanti, di cui 17 da 8 carati, per un peso complessivo di 2800 carati. 

Questo evento ebbe un ruolo importante negli anni che precedettero la rivoluzione francese, poiché contribuì a screditare la monarchia. 

Molti furono i personaggi famosi coinvolti e, tra questi, figurava anche il Conte siciliano.

Incolpato dalla sedicente Contessa de la Motte, donna di umili origini (anche se di accertato sangue reale), che aveva usato Rohan per i suoi scopi, Cagliostro si trovò in un mare di guai. 

Jeanne, pur di attenuare le sue responsabilità, diede, infatti, la colpa al Conte siciliano, affermando che era stato lui ad ideare tutta la truffa. 

A seguito di questa accusa, il nobile italico fu detenuto nella Bastiglia per nove mesi, ma alla fine, non essendo stata rinvenuta alcuna prova che lo collegasse alla faccenda, venne assolto. 

La relazione di Cagliostro con Rohan: Stima e Diamanti

Invitato personalmente da Louis-René-Édouard de Rohan-Guéménée (1734-1803, detto Cardinal Rohan o semplicemente Rohan, diplomatico e Cardinale di Canopo e Strasburgo in Francia), Cagliostro si trasferì a Saverne, nella Francia occidentale, con la moglie Serafina. 

La coppia si stabilì nella sontuosa dimora offertagli dal prelato transalpino.

Per sdebitarsi, il Conte regalò a Rohan un bastone con l’elsa d’oro massiccio su cui spiccava un orologio a ripetizione ornato da superbi diamanti. 

Il cardinale rifiutò il dono dicendo di sentirsi onorato della presenza del nobiluomo. Ad ogni onomastico di Serafina, il vescovo le faceva un regalo. 

Una volta le donò la cornice di un suo ritratto, ornata di perle che lui stesso decise di sostituire con diamanti. 

A Saverne, l’aristocratico italico lavorò come guaritore, ma gradualmente la sua propensione per alchimia e l’occultismo prese il sopravvento.

Con Cagliostro e Maria Antonietta, Rohan fu una delle vittime più illustri dell'Affare della Collana, in seguito al quale si vide togliere tutte le sue cariche ed esiliare a La Chaise-Dieu, nell'omonima abbazia, della quale dal 1756 era divenuto abate commendatario. 

I Diamanti alla Corte di Francia prima della Rivoluzione

Tra il ‘600 e il ‘700, nuovi ed elaborati stili di sfaccettatura dei diamanti vennero introdotti dai lapidari europei ai nobili e regnanti del tempo. 

Anche una prima versione del taglio a “brillante” aveva fatto la sua comparsa (D. Jeffries, A treatise on diamonds and pearls, 1750). 

Questi nuovi disegni furono resi possibili dalla scoperta dei depositi brasiliani, che sostituirono quelli ormai esauriti dell’India (praticamente l’unica fonte, fino ad allora) e si tradussero in una maggiore disponibilità di questi cristalli nel palazzi reali del vecchio continente. 

Anche le mode di corte si emanciparono e si ampliarono. 

Anelli su mani e piedi, bracciali e cavigliere, catene così lunghe che potevano essere avvolte intorno al collo cinque o sei volte, cinture e pettini ingioiellati, orecchini con tre pendenti cominciarono ad agghindare l’aristocrazia transalpina. 

Tutti questi gioielli erano ornati di pietre dure vere e il loro valore era spesso straordinario, poiché tali gemme erano, per lo più, diamanti. 

Si narra di un leggendario ballo tenuto a Parigi, prima della Rivoluzione, durante il quale gli invitati indossarono gioielli del costo stimato in circa 20.000.000 di franchi. 

Il re, tra tutti, non era insolito fare regali preziosi. 

Per esempio, Luigi XVI diede una piuma tempestata di diamanti a Maria Antonietta per incoraggiarla a smettere di indossare pennacchi troppo alti tra i capelli. 

Piuttosto di frequente, i nobili di corte usavano le pietre preziose per motivi “alternativi”. 

Rispetto al loro utilizzo prettamente ornamentale, esse venivano anche portate come oggetti protettivi, secondo le credenze e superstizioni dell’epoca. 

Per esempio, si sa che Cagliostro, così come altri personaggi del suo tempo, era solito indossare anelli “sintonizzati” con i segni dello zodiaco, che venivano scelti periodicamente in base alla posizione degli astri. 

Si riteneva che le pietre (minerali, cristalli, gemme e diamanti) fossero strettamente associate a corrispettivi colori e che ne assorbissero e ne riflettessero le energie. 

In generale, i diamanti erano ben presenti a Versailles e dintorni, uno degli ambienti nobiliari più ricchi del XVIII secolo. 

Per comprendere lo status di queste gemme presso la Corte francese, basta fare riferimento ai “pezzi grossi” custoditi presso il Tesoro di Stato, o meglio alla loro sparizione. 

Durante i tumulti, portati avanti dagli uomini di Robespierre, coperto dai fragori delle rivolte, andò di scena una delle più grandi rapine di tutti i tempi: Il Furto del Garde Meuble. 

Praticamente indisturbati per 5 lunghi giorni consecutivi, i ladri poterono ripulire gli scrigni di palazzo Garde-Meuble (oggi meglio conosciuto con il nome di Hotel de la Marine, edificio storico situato in Piazza della Concorde, a Parigi). 

Il bottino non fu del tutto trascurabile; tra le gemme sottratte figuravano pietre del calibro del Regent (diamante bianco da 140,5 carati), del Sancy (diamante giallo chiaro da 55 carati), del Blu Francese (diamante blu da 67 carati, poi verosimilmente risfaccettato e oggi conosciuto come il Diamante Hope), del Maison de Guise (diamante bianco da 33.25 carati), dell’Hortensia (diamante rosa chiaro da 20 carati) e del Gran Mazzarino (diamante rosa da 19.07 carati), oltre che a una miriade di altri oggetti preziosi. 

Nelle settimane successive la maggior parte della refurtiva venne recuperata, ma il Blu Francese non fu mai più ritrovato. 

La Conclusione dello Scandalo

Durante il processo a seguito dell'Affare della Collana di Diamanti, Cagliostro dichiarò di essere nato da cristiani di nobili origini, ma che fu abbandonato come orfano sull'isola di Malta. 

Egli affermò anche di aver viaggiato da bambino a Medina, La Mecca e Il Cairo e, al ritorno sull’isola, di essere stato ammesso all’Ordine di Malta. 

Si dice che proprio in quel periodo egli avesse studiato alchimia, Kabbalah e magia. 

Nel 1777 fu ufficialmente introdotto alla Massoneria, nel 1779 ricevette l’iniziazione all’Ordine del Vero Massone Rosa-Croce e nel 1784, quando credette che il suo sistema fosse ormai maturo, Cagliostro fondò a Parigi, la sua “Loggia Madre dell’Adattamento dell’Alta Magia Egizia.” 

Per far dimenticare le sue origini, Il palermitano si fece “trasformò” in aristocratico, per la precisione in conte Alessandro Cagliostro. 

Grazie ai confratelli poté muoversi in tutte le corti europee dove stupì tutti con i suoi prodigi di guaritore, di alchimista e di vaticinatore. 

Tra i fatti incredibili, legati al suo mito, si dice anche che il palermitano fosse riuscito a rimettere insieme un diamante spezzato per Luigi XV.

Questa sua appartenenza alla Massoneria non fu certa di aiuto quando, colto tra scandalo e rivoluzione gli fu imposto di andarsene dalla Francia. 

Non potendo opporsi a tale ingiunzione, Cagliostro decise di spostarsi in Inghilterra. Le sue sventure non erano tuttavia terminate. 

Nel 1786, fu accusato di essere Giuseppe Balsamo, impostore e uomo di umili origini, da Theveneau de Morande (1741–1805), una spia francese. 

Alle dichiarazioni di de Morande, Cagliostro rispose con la “Lettera del Conte di Cagliostro al popolo inglese”, in cui scrisse: 

“Popoli d'Inghilterra! Degnatevi di ascoltarmi. 

Io sono un uomo: ho diritto alla vostra giustizia; Sono infelice: ho diritto alla vostra protezione. 

È fin troppo vero che in passato ho subito, nella vostra capitale, le più orribili persecuzioni, ma le mie sventure private non hanno affatto alterato i sentimenti che mi hanno portato tra voi.” ..e più avanti: 

“Non sono conte, né marchese, né capitano. 

Sono le mie vere qualifiche inferiori o superiori a quelle che mi sono state date? 

È ciò che forse un giorno il pubblico saprà! 

Intanto, non mi si può rimproverare d'aver fatto quel che fanno i viaggiatori che vogliono mantenere l'anonimato. 

Gli stessi motivi che mi hanno indotto ad attribuirmi vari titoli, mi hanno condotto a cambiare più volte il mio nome. 

Nessun registro di polizia, nessuna testimonianza, nessuna inchiesta delle forze dell’ordine della Bastiglia, nessun rapporto informativo, nessuna prova hanno potuto stabilire che io sia quel Balsamo! Nego di essere Balsamo!” 

Nel 1789, fu la Santa Inquisizione ad attaccarlo, accusandolo di eresia, di praticare la negromanzia e di aver formato società occulte. 

La Chiesa lo condannò a morte, ma la pena venne successivamente tramutata in carcere a vita. 

Il Conte fu imprigionato, il 21 Aprile 1791, nella Fortezza della Rocca di San Leo, nei pressi di Pesaro, dove morì pochi anni dopo (esistono anche versioni contrastanti sulla sua fine: secondo alcune, egli fuggì dalla fortezza e secondo altre, egli fu ucciso da un frate, in uno dei suoi tentativi di evasione). 

La sua cella era isolata ed il cibo gli veniva calato dall’alto per paura che potesse ipnotizzare le guardie con una semplice occhiata.

Tra le personalità intrigate dall’arcano fascino dell’occultista italico, ci fu anche lo scrittore Johann Wolfgang von Goethe (1749-1832). 

L’autore tedesco raccontò, nel suo Viaggio in Italia (1816-17), che l'identificazione di Cagliostro con Giuseppe Balsamo fu accertata da un avvocato di Palermo. 

Il legale, su richiesta, mostrò a Goethe un dossier con copie di atti ufficiali provenienti dalla Francia, riguardanti l vera identità del presunto conte, quando i due si incontrarono nell'aprile del 1787. 

In essi si certificava che il presunto aristocratico palermitano era in realtà il figlio di Felicità e Pietro Balsamo. 

Nonostante le affermazioni del famoso scrittore teutonico, supportate, a sua detta, da documenti ufficiali, ragionevoli dubbi, sull’ipotetica sovrapposizione dei due personaggi e persino sull’esistenza di Giuseppe (che avrebbe potuto essere semplicemente uno dei tanti pseudonimi usati dal conte, tra i quali per esempio Comte de Phoenix e Marchese Pellegrini), derivano proprio dalle parole di Goethe. 

Egli riportò, infatti, che sia Cagliostro che Balsamo" erano nomi di origine ebraica, e che quest’ultimo avrebbe preso ispirazione dal cabalista ebraico e figura mitica Baal Shem (בַּעַל שֵׁם, che significa: Maestro nel Nome di Dio). 

Lo stesso Cagliostro aveva affermato pubblicamente che era un discepolo di Hayyim Samuel Jacob Falk, conosciuto anche come Doctor Falckon o il Baal Shem di Londra (1708-17 -1782), un rabbino, cabalista e alchimista.

A loro modo, figure come quelle di Cagliostro/Balsamo hanno impreziosito, con le loro peripezie, il valore storico dei diamanti. 

Talvolta ci si dimentica che queste pietre, oggi, si trovano in relativa abbondanza, ma un tempo essere erano un bene riservato solo a pochi eletti. 

Articolo di: Dario Marchiori

Fonti: harpersbazaar.com, Wikipedia, siciliafan.it, duepassinelmistero.com/ Cagliostro: Un nobile viaggiatore del XVIII secolo di Tommaso De Chirico, Raffaele De Chirico, La regina, l'alchimista e il cardinale di Roberto Gervaso, THE SECRET TEACHINGS OF ALL AGES di Manly P. Hall, history.com, arteinsieme.net, 


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