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Gemme Cardinali e Fondamentali: Parte 1

Gemme Cardinali e Fondamentali: Parte 1

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Pietre preziose


In passato, cinque erano le gemme considerate le più rare e preziose di tutte, esse venivano indicate come Gemme Cardinali. 

Questo termine è, tuttavia, di recente conio, probabilmente dell’Ottocento. 
Poche sono le testimonianze letterarie note a riguardo di tale nomenclatura. 

Tra di esse, meno ancora sono quelle antiche. 

Il concetto di quattro gemme fondamentali (anche se non menzionate con tale appellativo) risale invece almeno al XIII secolo. 

Le quattro pietre vengono citate insieme in un’opera enciclopedica (due libri di 24 e da 94 capitoli rispettivamente) Oggetti e concetti inerenti le Scienze Mineralogiche ne La composizione del mondo con le sue cascioni, risalente al 1282. 

In tale monumentale lavoro in volgare, di carattere astronomico-geografico, l’autore Restoro/Ristoro d’Arezzo scrisse:Smeraldi e zaffiri e diamanti e rubini, assieme a molte altre pietre chiare e nobili”, chiaramente separando il quartetto di pietre privilegiate da tutto il resto. 

Queste erano innalzate dal Restoro, ad un livello più alto per trasparenza e pregio, in contrapposizione a quelle “vili e poco chiare, come sono pietre di mura e da fore casa. 

E volendo noi cercare per in addentro nella terra, non troviamo altro che no ponto” (pietre povere e scarsa qualità, come se fossero sassi da costruzione).

Notizie di questa antica gerarchia ci provengono altresì da autori successivi e ben affermati nel campo dei preziosi. 

Il famoso gioielliere fiorentino Benvenuto Cellini (1500 - 1571), nella sua celebre biografia La Vita di Benvenuto di Maestro Giovanni Cellini fiorentino, scritta, per lui medesimo, in Firenze, compilata tra il 1558 e il 1567, cita diamante, rubino, smeraldo e zaffiro, ma non l’ametista.

“che un Rubino che pesi un carato che sono cinque granelli di grano in circa e sia fine à paragone, questo Rubino sarà in pregio di Scudi ottocento di oro et uno Smeraldo della medesìma grandezza, peso e bontà varrà intorno à Scudi quattrocento di oro, et un Diamante simile di peso et bellezza sarà stimato dagli intènditori gioiellieri Scudi cento in circa, uno Zaffiro poi pur simile di peso e perfezione no farà in stima più che per Scudi dieci.”

Cellini aggiunse che: “Le qual gioie non sono altre che quattro, le quali son fatte per i quattro elementi, cioè il rubino è fatto per il fuoco, il zafiro si vede veramente esser fatto per l’aria, lo smeraldo per la terra, e il diamante per l’acqua.” 

Anche in questo caso l’ametista non è incluso nella lista.

Un’altra conferma di tale ordine d’importanza giunge da un’opera del 1577 (coeva con quella del Cellini), Le Miracolose Virtù Delle Pietre Pretiose Per Salute Del Vivere Humano, di Scipione Vasolo, nel quale l’autore spiega la natura delle 38 gemme più importanti. 

Tra esse, il diamante (diamante, 1) viene messo al primo posto, seguito dal rubino (rubino, 2), dallo zaffiro (zaffiro, 3), dallo smeraldo (smeraldo, 4) e da un tipo di quarzo (elitropia, 5 forse il citrino). 

L’ametista (amathista, 11) in tale graduatoria viene riportato solo molto più in basso. 

La presenza dell’ametista, in questa “élite” dei preziosi, può essere dedotta dalla creazione di gioielli di altissima qualità (soprattutto fino al XVIII secolo, ma anche successivamente). 

Però le gerarchie delle gemme non erano universalmente condivise, per esempio quando Keplero (De stella nova 1604) immaginò la costituzione materiale dei pianeti pensò alle gemme e alle rocce. 

Ecco qui di seguito un estratto dei suoi scritti: “Quindi Saturno, che “[…] ha un eccesso di umidità e manca di calore […]”, è come il ghiaccio. 

Giove è come un giacinto, "[...] in modo che possa essere molto trasparente, per mostrare la sua abbondante luce intrinseca, e uniforme e rosso per render conto della sua luminosità e colore". 

Marte è secco e caldo come il carbone. 

Venere è come ambrata per la sua luminosità, e come l'ambra, anche Venere deve avere un corpo morbido poiché umidifica più di quanto non riscalda. 

Mercurio è come lo zaffiro, data la sua trasparenza e il suo calore. 

Saturno come diamante, Giove come, Marte come il rubino, la Terra come turchese o calamita, il Sole come carbonchio e la Luna come perla.” 

Lo smeraldo non appare in questa selezione. 

Keplero non addusse ragioni per questa selezione, ma fece appello solo all'importanza dell'opera e al gusto dei monarchi del suo tempo. 

Un’altra pietra assente nella selezione appena menzionata è l’ametista. 

Il peso culturale di questa gemma si può dedurre dal tipo di gioielleria ad esso dedicata, almeno fino al XVIII secolo. 

Fino ad allora l’ametista era raro, reperibile solo in alcuni giacimenti nell’est europeo. 

Tuttavia, tra il Settecento o l’Ottocento, in Brasile furono scoperti vasti giacimenti di questa gemma. 

Tali ritrovamenti ne abbassarono la rarità e di conseguenza costo e apprezzamento. 

Essa venne quindi riclassificata come pietre "semipreziosa" e fu rimossa dall'elenco delle pietre preziose cardinali.


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