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I Diamanti dal Punto di Vista Fiscale

I Diamanti dal Punto di Vista Fiscale

Diamanti da investimento

Apprezzata la bellezza del diamante in sé come pietra preziosa, incastonata o blisterata, la domanda che ognuno di noi si pone è: varrà la pena acquistarlo?

Questo perché oltre ad apprezzarne la bellezza, ciò che interessa è altresì la capacità di poter trarre profitto da un suo potenziale acquisto.

Ecco perché in questo articolo andrò a descrivere alcune delle particolarità proprie del diamante (e dei gioielli) che fanno la differenza nel mercato degli investimenti, ma che purtroppo vengono troppo spesso omesse o taciute

Mentre le borse hanno avuto un crollo, gli immobili sono rimasti vuoti -senza turismo- e le spese immobiliari aumentano grazie all’incremento delle tasse sulle utenze (che fanno anch’esse parte di quel “valore immobiliare” col quale fare i conti in fase di acquisto), i diamanti hanno subito un aumento dei prezzi del 10% nel solo mese di gennaio (come riportato da Rapaport nel suo articolo su Alrosa, il colosso russo). 

Come nel caso del petrolio ad esempio in cui il tasso di cambio e le accise incidono sul valore del prezzo al barile, la domanda da porsi è: cos’è aumentato per giustificare un tale aumento del prezzo dei diamanti? 

Quale tassa è stata introdotta o incrementata a fronte di un prezzo d’acquisto aumentato del 10%?

La risposta a questa domanda è: nessuna tassa.

Sì, i diamanti non sono oggetto di tassazione, sono i cosiddetti “tax free”.

Essi, oltre ad essere un eccellente bene rifugio che non risente delle incertezze finanziarie, risultano una soluzione raffinata anche in termini di fiscalità dato che sono esenti da qualsiasi forma di imposta o di tassa.

L’unica “imposta” -anche se una tantum- che si manifesta all’atto dell’acquisto è l’Iva.

L’IVA (Imposta sul Valore Aggiunto) in Italia è del 22% ma varia la sua aliquota in base allo Stato e presenta zone franche come ad esempio: Anversa, Le Havre, Ginevra, Rotterdam, nel qual caso sono esenti da Iva.

Perché il diamante è tax free?

Il diamante è un bene al portatore, questo in giurisprudenza significa che “il trasferimento del bene avviene mediante la sua consegna e quindi il titolare è semplicemente colui che lo possiede” per la ratio giurisprudenziale del “possesso vale titolo”. 

Pertanto, una volta acquistato, ricevendo idonea certificazione valida (IGI, GIA, HRD, ad esempio), può essere conservato/ceduto senza subire alcuna forma di tassazione né sul suo valore (bollo) né sulla plusvalenza derivante da vendita (plusvalenza: differenza positiva tra il prezzo di acquisto ed il valore di rivendita).

Altra caratteristica dei diamanti in qualità di beni al portatore è la totale garanzia di anonimato in quanto non devono essere rendicontati al Fisco e non sono soggetti a nessun obbligo di registrazione. 

Per questo motivo essi possono essere trasportati, rivenduti, custoditi, senza che esista obbligo alcuno di comunicazione al Fisco. 

I diamanti sono pietre che non lasciano traccia fiscale e perciò un ottimo investimento per differenziare il proprio portafoglio visto e considerato che in una pietra le cui dimensioni sono “piccole” è intrinseco un valore molto grande che è facilmente e prontamente liquidabile (trasformabile in denaro cartaceo) in tutto il mondo senza dover pagare tasse allo Stato di appartenenza.

In ultimo, ma non per ordine di importanza, i diamanti non sono soggetti neanche alla tassa di successione. 

Il “de cuius”, ovvero il soggetto defunto che era proprietario dei beni costituenti il patrimonio ereditario che lascia in eredità diamanti e gioielli, lascia un patrimonio non aggredibile a livello fiscale dallo Stato con nessuna tassa di successione applicabile.

Si capisce bene come l’investimento in diamanti possa essere un valore aggiunto alla possibilità di incremento del patrimonio personale, non solo per il costante aumento di valore nel tempo, ma anche per l’assenza di spese per la sua gestione/mantenimento e l’inesistenza di tassazione nei suoi confronti.

In economia si dice che un buon investimento si fa al momento dell’acquisto e non al momento della rivendita quando si considera il prezzo di cessione. 

Questo perché è al momento della scelta del bene sul quale investire che si creano i presupposti per un profitto futuro. 

A parità di condizioni, un immobile e un diamante, pagati entrambi 500.000 euro e rivenduti a 1.000.000 di euro, non danno la stessa plusvalenza in quanto al netto il diamante non ha alcun costo/tassazione mentre dal profitto di vendita dell’immobile occorre andare a dedurre tutte le spese e le tassazioni sostenute fino al momento della vendita ivi comprese le spese di cessione ed eventuali successioni.

Articolo di: Dott. Marco Zimei

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